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PIANTE PERICOLOSE DEL NOSTRO TERRITORIO
a cura di M. Mazzucchi; estratto della relazione tenuta da G. Falgheri il 12.11.04 per la TERZA UNIVERSITA'



Bibliografia:
Bruneton J. (1999) "Toxic plants, dangerous to humans and animals", Intercept ltd, Lavoisier publishing.
Bruneton J. (1999) "Pharmacognosy, Phytochemistry, Medicinal plants", Intercept ltd, Lavoisier publishing.
Bremness L. (1994) "Erbe", Fabbri Editori.
Viola S. (1965) "Piante medicinali e velenose della flora italiana", Ed.Artistiche Maestretti.
Pignatti S. (1982) "Flora d'Italia", 3 vol., Edagricole Bologna.
AA.VV. (1977) "Scoprire, riconoscere, usare le erbe", Fratelli Fabbri Editori.
Sell Y. et al. (2002) "Plantes et réactions cutanées", John Libbey Eurotext.



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PREMESSA

La conoscenza delle piante ha certamente incuriosito l'uomo fin dalla notte dei tempi e la descrizione delle varie specie e delle loro proprietà ha impegnato moltitudini di persone, tanto a livello popolare che scientifico. Non possiamo dimenticare che dagli Egiziani agli Ebrei, dai Greci ai Romani e per tutto il Medioevo fino allo sviluppo della moderna chimica applicata alla medicina, la maggior parte dei farmaci erano ricavati dai vegetali ( pochi farmaci appartenevano al regno minerale o animale).
Certamente molti vegetali sono ricchi di principi attivi, ma è la quantità di questi ultimi che determina la delicata soglia tra pianta medicinale e pianta velenosa. Praticamente tutte le piante velenose, se usate da mani esperte, sono medicinali, e una sostanza velenosa usata in quantità appropriata può avere un'importante azione curativa. Facciamo l'esempio del curaro, sostanza vegetale usata dagli indigeni amazzonici per avvelenare le frecce e poter uccidere animali anche di grosse dimensioni: la stessa sostanza, depurata e usata in soluzioni a bassissima concentrazione, è usata in anestesia. In effetti le tecniche farmacologiche moderne hanno consentito di estrarre e dosare adeguatamente i principi attivi di alcune piante che, usate fresche o in preparazioni domestiche, risulterebbero estremamente pericolose (ad esempio la convallotossina del mughetto o gli alcaloidi della belladonna o la colchicina del colchico).

E' riprovevole usare piante nella pratica casalinga senza conoscerle a fondo, sia per evitare la confusione con specie tossiche, sia per attuare le giuste misure di preparazione che talvolta consentono (ad esempio attraverso una lunga cottura) di ingerire parti altrimenti assai pericolose. La raccolta delle piante e il loro uso alimentare o medicinale dovrebbero essere fatte solo da persone dotate di grande e lunga esperienza. Essere perfettamente sicuri della determinazione di una pianta non è affatto semplice!
In ogni caso, statisticamente, l'avvelenamento si riferisce soprattutto a: confusione tra specie apparentemente simili da parte di "pseudoesperti" e di "botanici fai da te" e ingestione da parte di bambini di bacche o frutti dai colori vivaci.
Seguono notizie sulle piante spontanee normalmente presenti sul territorio bergamasco, senza seguire un ordine sistematico se non quello di raggruppare le piante per famiglia.

APIACEAE (UMBELLIFERAE)
ARACEAE
ASTERACEAE (COMPOSITAE)
BORAGINACEAE
DIOSCOREACEAE
ERICACEAE
FABACEAE (LEGUMINOSAE)
LAMIACEAE (LABIATAE)
LILIACEAE
PAPAVERACEAE
PTERIDOPHYTAE (FELCI)
RANUNCULACEAE
RUTACEAE
SCROPHULARIACEAE
SOLANACEAE









Aggiornato al 24.06.2005

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Data pubblicazione: 2005-03-26 (1450 letture)

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