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INTRODUZIONE ALLA PRATICA DELLA FOTOGRAFIA DIGITALE REFLEX
A cura di Cesare Solimbergo




Il passaggio dal mondo della pellicola a quello dei file digitali può non essere esente da difficoltà, anche psicologiche.

Chi si era organizzato per gestire un archivio fisico di diapositive, o negativi, compreso la loro scansione, col passaggio alla ripresa reflex digitale si troverà dei piacevoli vantaggi:
- possibilità di vedere immediatamente il risultato
- possibilità di modificare in ripresa la sensibilità in funzione della situazione
- sensibilità nominale superiore (a pari nitidezza e presenza di "grana")
- autonomia di memorizzazione immagini in uno spazio ridottissimo (le schede di memoria)
- risparmio economico sull’acquisto e sviluppo delle pellicole
- riduzione del mosso per merito dello stabilizzatore incorporato in alcuni modelli
ma potrà anche rischiare attacchi d'ansia di fronte a nuove piccole difficoltà:
- facilità del sensore di raccogliere polvere e sporco (non provate a pulirlo!)
- necessità di elaborazione delle immagini dopo la ripresa (se registrate in formato raw)
- mancanza di un'immagine di riferimento quando si eseguono queste elaborazioni (è difficile trovare il confine tra una corretta elaborazione e la manipolazione dell'immagine)
- sicurezza di archiviazione dei file originali (non esiste ancora una soluzione definitiva).
Non preoccupatevi, col tempo familiarizzerete con tutto ciò e la vostra vita (fotografica) tornerà normale.
 
PREMESSA
 
Tecnicamente la differenza fondamentale tra fotografia analogica e digitale è che la luce viene registrata, anziché dai composti chimici presenti sulla pellicola, da un sensore formato da fotodiodi, cioè da diodi sensibili alla luce.
Il numero di questi fotodiodi corrisponde al numero di pixel che identifica la quantità di informazioni che il sensore è in grado di registrare, maggiore è il numero di pixel maggiori sono le informazioni con cui viene descritta l'immagine.
Il numero di pixel del sensore è ancora oggi una delle caratteristiche più pubblicizzate per presentare una macchina fotografica digitale, quasi a voler sottolineare che la qualità è proporzionale a questo dato; è perciò opportuno fare chiarezza.
Riferendoci ad una macchina fotografica tradizionale che utilizza pellicola in formato 24x36 mm non diremo mai che ha una definizione inferiore rispetto ad una formato 6x6 cm, bensì potremo sostenere che con un‘immagine 6x6 si possono ottenere ingrandimenti superiori a pari qualità; ebbene, lo stesso vale per le macchine digitali, un maggior numero di pixel, da solo, non significa maggior definizione ma solo che potremo ottenere ingrandimenti maggiori. In altre parole il numero di pixel del sensore non rappresenta tanto il grado di definizione quanto la dimensione dell’immagine.
Senza entrare in spiegazioni tecnico-matematiche, a volte anche noiose, vi basti sapere che il numero di pixel presenti sui due lati dell'immagine registrata dal sensore divisi per 100 danno indicativamente le dimensioni in cm della stampa di qualità tipografica ottenibile, per es.:
- una macchina con sensore di circa 6 megapixel (= 6 milioni di pixel) produce immagini di circa 2000 x 3000 pixel che divisi per 100 permettono di ottenere una stampa tipografica di circa 20 x 30 cm mentre consentono di ottenere buone stampe fotografiche di almeno 30 x 45 cm.
- una macchina con sensore di circa 10 megapixel (= 10 milioni di pixel) produce immagini di circa 2500 x 3800 pixel che consentirà di ottenere immagini tipografiche di circa 25 x 38 cm e stampe fotografiche di 40 x 60 cm.
Il grado di definizione dell'immagine registrata dipende invece, soprattutto, dalla qualità delle ottiche, del sensore e del software della macchina, così come per una macchina a pellicola la definizione dipende dalla qualità degli obiettivi e delle pellicole utilizzate.
Per esempio, la dimensione dei fotodiodi è proporzionale alla qualità del risultato finale; la maggioranza delle reflex digitali utilizza sensori di circa 16x24 mm mentre le compatte hanno sensori quattro o cinque volte più piccoli (a pari numero sul sensore quindi i pixel sono più piccoli) ed è questo il motivo per cui la peggior reflex produce immagini qualitativamente superiori rispetto alla migliore delle compatte.
Se quindi siete possessori di una reflex digitale da 6 megapixel che vi ha soddisfatto fino ad oggi e state pensando di sostituirla con una da 10, chiedetevi se davvero vi può servire la possibilità di realizzare maggiori ingrandimenti.
 
IMPOSTAZIONI DELL'APPARECCHIO
 
Affrontiamo ora i problemi pratici che incontra chi utilizza per la prima volta una reflex digitale.
Ciò che spaventa al primo impatto sono le numerose impostazioni da dare alla macchina; non so voi, ma io al primo approccio col manuale di istruzioni mi sono sentito disorientato al punto da dubitare di essere ancora in grado di scattare fotografie.
Le impostazioni che ci vengono chieste sono legate sopratutto a due fattori:
- la qualità dell’immagine, cioè come vogliamo che vengano memorizzate le immagini
- i parametri di ripresa.
 
Impostazioni relative alla qualità dell’immagine
 
La prima scelta, e la più importante da fare, è relativa al formato con cui vogliamo che la macchina registri le immagini:
Jpeg    Occupa meno spazio di memoria ma, proprio perché i dati subiscono delle elaborazioni e delle compressioni, ha una qualità non ottimale per usi semiprofessionali (minor profondità colore e interventi "distruttivi" sulle informazioni originali causate dalle interpolazioni sui dati).
            Se impostate l'opzione di massima qualità (di solito denominata "fine") è comunque un ottimo compromesso per stampe fotografiche.
Tiff       Ha una qualità utilizzabile anche in campo professionale (non porta a perdite delle informazioni originali) ma è il formato che occupa il maggior spazio in memoria; per questo su alcune macchine fotografiche questa scelta non è neppure presente.
Raw     (= grezzo) memorizza tutte le informazioni esattamente come registrate dal sensore, occupa più spazio del Jpeg ma molto meno del Tiff; ha il solo inconveniente di dover essere elaborato a computer per ottenere un file utilizzabile. Va ricordato a questo proposito che ogni casa produttrice di apparecchi fotografici ha il suo formato RAW e che sono necessari appositi software per leggere questi formati.
            Il primo grande vantaggio di questo formato è dato dal fatto che in fase di ripresa dobbiamo preoccuparci solo della corretta esposizione, oltretutto permette una buona tolleranza (in alcune situazioni anche fino a 3 stop di sovra o sottoesposizione), tutti gli altri fattori, compreso il bilanciamento del bianco, possono essere modificati a computer prima dell'elaborazione con risultati paragonabili a quelli ottenibili con le impostazioni in fase di ripresa.
Il secondo vantaggio, rispetto agli altri formati, è che le correzioni che possiamo eseguire sull'immagine a computer sono più estese e precise proprio perché agiscono sui dati grezzi e non su quelli già interpretati (Tiff) o interpolati (Jpeg).
            Ricordiamoci inoltre che tutte le impostazioni che diamo alla macchina relativamente alla qualità immagine (come dimensione dell'immagine, grado di nitidezza, contrasto, saturazione) non impattano sui dati registrati dal sensore con questo formato e perciò non influenzano l'immagine Raw. Per tutte queste sue caratteristiche è considerato il "negativo digitale".
           
La dimensione dell'immagine deve essere impostata solo se utilizziamo i formati Jpeg o Tiff e la scelta, come già visto, è legata all'utilizzo che faremo delle nostre immagini: dimensioni minori se dovremo solo visualizzarle a video (per questo basterebbero anche 2 megapixel) o stamparle in formati ridotti, dimensioni maggiori se dovremo ottenere stampe importanti.
Per quanto riguarda grado di nitidezza, contrasto e saturazione è consigliabile utilizzare la scelta "normale" ed intervenire successivamente con un programma di elaborazione immagini quando necessario.
Anche se la sensibilità condiziona i dati di ripresa è pur vero che ha influenza sulla qualità immagine; a sensibilità maggiore corrisponde infatti un maggior rumore digitale. Il rumore, che è conseguenza dell’amplificazione elettronica dei segnali registrati dal sensore (il sensore ha la sua sensibilità nominale e l’aumento si ottiene attraverso una amplificazione elettronica del segnale), si traduce sull’immagine in una serie di piccoli puntini colorati molto simili a quella che era la grana della pellicola. Questa “grana” normalmente risulta più evidente nelle zone meno illuminate o con superfici uniformi (per es. il cielo). Se non realizzerete ingrandimenti spinti potrete comunque usare tranquillamente sensibilità fino a 400 ISO senza preoccupazione, e comunque ricordate che è meglio un’immagine non perfetta che nessuna immagine!
 
Impostazioni relative all'esposizione
 
Modo colore: quello che riproduce la gamma di tonalità più ampia è AdobeRGB, lo spazio colore sRGB, meno performante del precedente, è quello utilizzato anche dai monitor, credo comunque che solo un occhio esperto possa distinguere le differenze tra i due sistemi sulla stampa fotografica.
Per il bilanciamento del bianco impostate tranquillamente la scelta "automatico", eventuali correzioni, se necessarie, potranno essere fatte successivamente a computer.
Per il modo di misura dell'esposimetro la scelta dipende anche dalle proprie abitudini; personalmente preferisco la misura con priorità al centro dell'inquadratura, ma anche la misura bilanciata su tutta l'immagine dà ottimi risultati nella maggior parte delle situazioni comuni.
La misurazione spot (rilevata cioè solo sulla parte centrale dell'inquadratura) dovrebbe essere utilizzata in situazioni particolari come un controluce esasperato o soggetti illuminati su sfondo scuro.
Anche la scelta dell'esposizione è influenzata dalle abitudini, ma se volete scattare senza porvi troppi problemi impostate pure Auto o P (esposizione automatica o programmata) e la macchina sceglierà la coppia tempo-diaframma corretta per la scena inquadrata, nel caso poi dobbiate riprendere una serie di immagini di paesaggio o ritratti o soggetti in movimento allora scegliete uno dei programmi appositi che la macchina mette a disposizione per queste situazioni.
Se invece preferite avere il controllo sulla macchina, impostate A = aperture = diaframma (voi impostate il diaframma e la macchina sceglie il tempo necessario per la corretta esposizione), S = speed = velocità (voi impostate il tempo e la macchina sceglie il diaframma) o M = manual (dovete impostare sia il tempo che il diaframma e la macchina vi segnala quando l'accoppiata è giusta per una corretta esposizione).
 
Spero di avervi aiutato a risolvere buona parte dei dubbi così che la passione per la fotografia non sia un incubo ma torni ad essere un divertimento !
 
Se volete approfondire la conoscenza e la tecnica della fotografia digitale reflex e l’elaborazione ad alto livello delle immagini digitali vi consiglio di visitare un sito internet estremamente interessante, ben realizzato e ricco di immagini naturalistiche di qualità eccezionale: www.juzaphoto.com









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Data pubblicazione: 2008-03-26 (364 letture)

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