Due nuove specie descritte per il territorio bergamasco

(a cura di Germano Federici e Enzo Bona)

La ricerca per l’atlante corologico dei territori bresciano e bergamasco, stimolata e orientata dal prof. Martini di Trieste, ci ha spinto a iniziare una intensa raccolta di esemplari di alchemille da spedire a Dresda affinché il pastore S.E. Fröhner, noto specialista del gruppo, le determinasse. I risultati del lavoro (1500 circa i campioni raccolti) verranno pubblicati prossimamente. Tra le sorprese, graditissima, è giunta la notizia che i nostri territori ospitano due nuove entità, che Fröhner ha descritto in una rivista specializzata- Wulfenia, 12 (2005): 35-51 - e che ha voluto dedicarci. Qui di seguito ne raccontiamo in breve la storia e le caratteristiche.

 

Alchemilla bonae S.E. Fröhner, nov. spec. (sect. Splendentes Buser)

Il nome di Alchemilla bonae in effetti doveva essere attribuito ad una nuova specie raccolta parecchi anni or sono (1992) nella zona del Pizzo Badile camuno e nei pressi del Passo Campelli, a cavallo tra la Val di Scalve e la Val Camonica. Purtroppo ulteriori controlli e visite in situ da parte di Fröhner portarono ad escludere che questi campioni potessero essere descritti come una nuova specie per la scienza. Nel giugno del 2000 tuttavia, durante una escursione all’Alben, sotto una bufera indimenticabile che non mi permise nemmeno di raggiungere la vetta, la mia attenzione venne richiamata da alcune pianticelle striminzite di alchemilla poco distanti dai pneumatici della mia autovettura. Dopo averle raccolte, seccate e sitemate nel mio erbario, vennero spedite, come da prassi, al solerte Pastore di anime. Inizialmente la diagnosi fu per Alchemilla schmidelyana Buser e come tale le piante raccolte vennero chiamate sino allo scorso anno quando, durante una revisione più accurata e coltivazione in orto, Fröhner si rese conto che la specie provvidamente sfuggita ai miei pneumatici era ben diversa da Alchemilla schmidelyana e si poteva considerare nuova per la scienza. Altri campioni sono stati successivamente verificati e Alchemilla bonae è stata rinvenuta anche nelle collezioni dell’Erbario di Ginevra. Alcuni campioni provenienti dal territorio bergamasco, raccolti da Paul Chenevard e da Joseph Braunnel 1911, furono a suo tempo determinati come Alchemilla schmidelyana da Buser ed ora ricondotti ad Alchemilla bonae da Sigurd Fröhner.L’areale di questa nuova specie è ancora in via di definizione. I campioni fino ad ora rinvenuti la collocano, oltre che nel “locus classicus” (Oltre il Colle, lungo la strada per il P.so delle Crocette, all'attacco per il sentiero per l'Alben) anche Alla Cima di Menna, a Capovalle, Valsecca e alla Baita Branchinetto. Ulteriori accertamenti sono in corso su raccolte storiche effettuate in Svizzera e nel Tirolo austriaco.

Descrizione della specie: Alchemilla bonae

 

Alchemilla federiciana S.E. Fröhner, nov. spec. (sect. Glaciales Buser)

La storia inizia con una raccolta effettuata da uno di noi il 21/7/2001 presso i Laghi Gemelli, in cui lo specialista individua una specie molto rara e nota solo per territori posti a nord delle Alpi: Alchemilla subsericea. Fröhner rimane colpito anche dal fatto che tale specie si accompagna ad altre entità pure rare, come Alchemilla pentaphyllea e decide di effettuare una spedizione di persona nella località di raccolta. La visita è effettuata in data 6 agosto 2003 e - pur nel breve spazio di due ore costellate da tuoni, fulmini, grandinate e attacchi di vipere - Fröhner ritrova solo campioni ormai quasi defunti a causa della siccità dell’estate. Ciò che vede lo induce a ipotizzare che le piante fossero da ricondursi ad A. subsericea e ne raccoglie diversi esemplari vivi per coltivarli nel suo orto di Dresda, dove ne osserverà lo sviluppo negli anni successivi. Ma, sorpresa!, negli anni 2004 e 2005 nel suo orto non vede spuntare nessuna A. subsericea, ma una entità dai caratteri nuovi e conclude che probabilmente ha errato nella primitiva determinazione: A. subsericea non esisterebbe quindi a sud delle Alpi, ma tutti i campioni sarebbero da ricondurre alla nuova entità.

Inizia allora un lavoro di confronto con le specie più affini e già note, come Alchemilla jugensis, per concludere in modo definitivo, all’inizio di questa stagione, che si tratta proprio di una entità nuova, che intende denominare A. federiciana.

Le procedure scientifiche vogliono che, a questo punto, venga individuato un campione della nuova specie - denominato olotipo - da usare per la definizione dei caratteri specifici, in vista della pubblicazione ufficiale su qualche rivista specializzata. Poiché le piante cresciute nell’orto del pastore non soddisfano i requisiti necessari per la pubblicazione, Fröhner ci chiede di avere di nuovo il campione del 2001da lui originariamente determinato come A. subsericea e depositato nell’erbario FAB, perché convinto che si tratti di A. federiciana…Abbiamo provveduto a soddisfare i suoi desideri, accompagnando il campione richiesto con altri raccolti ancora ai Laghi Gemelli alla fine di agosto di quest’anno. Fröhner vede il campione inviato e rimane costernato nel constare che si tratta proprio di Alchemilla subsericea, come determinato in precedenza! Ma, allora, che ne è del campione di Alchemilla federiciana indispensabile per procedere alla definizione della nuova specie?

Per fortuna, allegato al precedente e allestito con campioni raccolti alla fine dell’agosto scorso, c’era un foglio contenentevari campioni che lo specialista ha poi determinato come A. alpina, A. subsericea e A. federiciana. “Typum habemus!!!” scrive con entusiasmo il pastore in una lettera. In breve

La descrizione della nuova specie è offerta nell’articolo di Wulfenia, citato sopra e che riportiamo di seguito unitamente a un’immagine scannerizzata dell’olotipo.

Descrizione della specie:Alchemilla federiciana