F.A.B. - Flora Alpina Bergamasca - IL SENTIERO CURÓ
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IL SENTIERO CURÓ
Testo di Carlo Marconi e Silvana Gamba, fotografie di Silvana Gamba e Giampaolo Birolini



Scarica l'itinerario in formato Pdf (337 Kb)
Clicca qui per visualizzare la cartina dell'itinerario, disegnata da S. Torriani

L’itinerario è molto lungo; si consiglia di percorrerlo in due giorni, con pernottamento al Rifugio Tagliaferri.


Si parte dal Rifugio Curò (1890 m.) che si raggiunge da Valbondione (località Beltrame) in circa 2 ore e 30 di cammino (sentiero N° 305), percorrendo la comoda mulattiera che sale dolcemente nel bosco superando molte vallette che scendono dal versante nord del M. Pomnolo. Raggiunta la teleferica, si esce dalla vegetazione e il sentiero sale a zig-zag nei pascoli alpini; dopo alcuni tornanti (molti scelgono “la scorciatoia” ripida che sale tra le pareti di roccia) si giunge al rifugio Curò dove il contesto naturale è superbo: infatti verso ovest, nord-ovest vediamo il Pizzo Coca (con i suoi 3050 m) che la Valmorta separa dal Pizzo Cappuccello (2714 m); dietro di lui, verso nord, compare il Diavolo di Malgina (2926 m).

Il Pizzo Cappuccello lato destro orografico della diga Cascata in val Cerviera Pizzo Recastello con diga del Barbellino

Davanti a noi, verso est, all'orizzonte si nota il (2911 m), Monte Torena dalle cui pendici nasce il fiume Serio) che il passo Pila divide dal Pizzo Strinato (2836 m); seguono poi la Valle del Trobbio, il Pizzo Recastello (2886 m) e, verso sud-est, la Val Cerviera.

Pizzo Cappuccello dalla Val Cerviera Pizzo Coca dai laghetti della Val Cerviera

Davanti al Rifugio, guardando in basso, si contempla il lago artificiale del Barbellino dallo straordinario color smeraldo. Dal Rifugio Curò si percorre un tratto della comoda mulattiera pianeggiante che costeggia il lago; superata la cappella, si raggiunge l’imbocco della Val Cerviera, dove è necessario abbandonare la strada per iniziare a salire sulla destra lungo il sentiero CAI N° 321; una bella cascata fa da scenario all'ingresso di questa bella valle laterale; il sentiero sale tortuoso sulla ripa destra e, superato il gradino della cascata, e raggiunge i pianori erbosi allietati dai ciuffi colorati di Saxifraga stellaris e Gentiana brachyphilla mentre sul fondo acquitrinoso molti eriofori ci ravvivano la vista.

Il Pizzo Torena dal rifugio Curò Il rifugio Curò

Il sentiero per un po’ rimane sul versante sinistro idrografico, poi si porta su quello destro; salendo ancora si superano prima alcuni macereti, poi un secondo sbarramento roccioso che chiude per breve spazio la valle; superatolo, si giunge ad un altro pianoro erboso dove si può riprendere fiato, e si possono ammirare le cime del M. Cimone e la cresta che porta al M. Tre Confini (2824 m).
Superata la valle del Cornello Rosso, che segna l’inizio della via normale per il Pizzo Recastello, si cammina su macereti ricchi di specie quali Papaver rhaeticum, Linaria alpina e Oxyria digyna.

Geum reptans Eritrichium nanum Primula hirsuta Aquilegia alpina
Viola comollia Torbiera con eriofori Saxifraga aizoides Silene acaulis

Il raggiungimento del colle (senza nome) a 2646 m di quota, ci consente di vedere più da vicino alle nostre spalle, le pareti meridionali del Pizzo Tre Confini e il Pizzo Recastello. Ci affacciamo ora, sulla conca alta della Valle Bondione; si percorre un pianalto in quota ricchissimo di flora alpina (Viola comollia, Papaver rheaticum, Androsace alpina, Saxifraga androsacea, Ranunculus glacialis, Doronicum clusii, Eritrichium nanum, Saxifraga bryoides, Achillea moschata, Cerastium uniflorum,...) si raggiunge quindi, una seconda costola che scende dal Pizzo Tre Confini; dopo l'intaglio del passo Bondione (2698 m), il sentiero scende ripidamente e con stretti tornanti (fare attenzione!) percorre il circo alto della Valle del Gleno; attraverso ripidi pascoli e canaloni erbosi si arriva al Passo di Belviso (m. 2518), che un tempo era un importante punto di comunicazione tra la Val di Scalve, l’Aprica e la Valtellina.
Da qui con breve discesa, si giunge finalmente al Rifugio Tagliaferri (m. 2328), dove è possibile effettuare una lunga e riposante sosta, anche con pernottamento.
Dal rifugio si riparte seguendo l'antica mulattiera della guerra 1915/18 che transita vicino al Passo di Venano (m 2328) e raggiunge il Passo del Vò (m 2368).
Il sentiero prosegue con larghi tornanti sale sui pendii del M. Demignone, fino al varco a quota m 2553; con l’aiuto di alcune corde fisse e con molta attenzione se ne percorre la cresta franosa le cui rocce e sfasciumi sono ravvivati dai colori rosa, giallo e bianco della flora alpina, in questo tratto estremamente ricca.

Ranunculus glacialis Cerastium uniflorum Androsace alpina
Papaver rhaeticum Gentiana brachyphilla Eritrichium nanum e Saxifraga bryoides

Dal passo Demignone (2485 m) si scende con alcuni tornanti, e in poco tempo si giunge al Passo del Venerocolo (m. 2314) sotto il quale si trova il lago omonimo, il più grande e il più bello fra quelli della zona.
L'antica mulattiera, ora più larga e facile, prosegue in piano fra pascoli frequentati d’estate da molte pecore che godono per tre mesi di questo profumato manto erboso.
Il sentiero N° 416 aggira i due laghetti di S. Carlo, percorre i ghiaioni della valle del Celerino raggiunge l'intaglio del Passo del Gatto a quota 2416 m., oltrepassato questo stretto varco tra la roccia, la comoda mulattiera, aggira il circolare Lago di Valbona e la relativa malga e scende fino al Passo del Vivione (m. 1828), dove sorge un rifugio privato.
Nelle vicinanze si trova un’ampia area umida, ricca di flora palustre dove si trovano Drosera rotundifolia, Potentilla palustris e molte altre specie di giunchi e di carici. Non è facile trovare in Bergamasca torbiere d'alta quota; questi spazi sono molto fragili ecologicamente e vanno quindi esplorati "con delicatezza e rispetto".


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Data pubblicazione: 2005-11-19 (432 letture)

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