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Questa erba palustre si incontra abbastanza raramente lungo i fossi, negli stagni e nelle paludi residuali di tutte le regioni d’Italia e riceve il secondo nome del binomio scientifico dalla forma particolarmente stretta ed allungata (in latino l’aggettivo angustus significa “stretto") delle foglie che ne accompagnano elegantemente il fusto alto ed eretto; questa forma elegante ed il tratto libero fra le due infiorescenze, maschile (in alto) e femminile (in basso) la differenzia dalla molto più comune Typha latifolia L. (= Lisca maggiore) che vive in ambiente analogo. Il nome del genere deriva dalle parole greche τϊφος (leggi tìfos = palude) oppure τίφη (leggi tìfe) o σίλφη (leggi silfe) che, in un versetto giambico del poeta Archìloco di Paro (circa 650 a.C.), significano “canna”. La tifa è pure citata da Teofrasto (370-287 a.C.) come “pianta di palude” nel capitolo 13° del suo libro Della Storia delle piante e, come tale, è ripresa da P.A.Mattioli (1500-1577 d.C.) nel 3° volume dei Commentarii alla materia medica di Pedacio Dioscoride col nome di “tifa” o ”mazza sorda”, di cui dà la seguente spiegazione: “.. perché è stato sperimentato che la sua lanugine rende sordi coloro a cui entra nell’orecchio”. Il nome latino Typha è stato utilizzato da C. Linneo prima per dare il nome al genere (1737, Genera plantarum, p. 479), poi per formare il binomio scientifico di Typha angustifolia (1753, Species plantarum, p.1377) Affinchè il lettore possa più facilmente paragonare la diversa struttura generale delle due specie di tife, si correda la descrizione con la fotografia di entrambe.
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