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Nel quinto libro dell’Iliade (VIII sec. A.C.) si narra che Marte, ferito in battaglia da Diomede, ritorna alla dimora degli Dei sul monte Olimpo. Là, per ordine di Giove, dice Omero, “la peonia virtù Marte guaria”, che significa: «la capacità (= virtù) del medico Peone (= peonia) guarì [la ferita del] Dio Marte»; ebbene, questa specie botanica trae il suo nome da quello di questo mitico medico greco che con tale pianta paionía aveva guarito anche Plutone ferito da Ercole. Queste antichissime citazioni letterarie ed il suo nome greco testimoniano, oltrechè l’indubbia origine mediterranea della pianta, anche il suo lontano uso medicinale come sedativo, che, secondo Ippocrate e Teofrasto (V e IV sec. A.C.) era il rimedio sovrano contro l’epilessia o ”mal caduco”. Questo uso continuò in età romana e per tutto il medioevo per cui essa diventò una tipica pianta officinalis , cioè “da farmacia” [dal latino officina, cioè laboratorio per la preparazione della pianta per uso curativo] per i principi attivi in essa contenuti, specie nei tuberi, nei semi e nei petali. Oggi l’antico uso medicinale di questa pianta velenosa è stato completamente abbandonato per la pericolosità dell’ alcaloide che essa contiene. Carlo Linneo nel 1753 formò il binomio scientifico riprendendo i nomi classici sopra spiegati. Attualmente la peonia selvatica è iscritta nell’elenco delle specie protette in tutto il territorio della Regione Lombardia e di cui è vietata la raccolta in modo assoluto in Provincia di Bergamo. Nel dialetto bergamasco si registra (Caffi, 1932) soltanto la voce popone per S. Giovanni Bianco.
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