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Lo strano e difficile nome botanico di questa comune erba dai fiori gialli, dalla forma alquanto singolare, ma specifica di un genere di labiate infestanti di prati e pascoli alpini, è stato attribuito nel 1737 dallo svedese Carlo Linneo per il genere e nel 1777 dal botanico tedesco suo contemporaneo Johann Adam Pollich per la specie. Il binomio scientifico deriva da ben quattro parole greche e cioè rhís = naso; ánthos = fiore; alector = gallo e lóphos = cresta. Esse fanno implicitamente una sintetica descrizione della forma inconfondibile della pianta, in quanto tutte assieme significano “Pianta dal fiore provvisto di naso e con foglie simili a creste di gallo” Questa denominazione, che a noi oggi appare quasi incomprensibile, dimostra ancora una volta quanto i grandi botanici europei del settecento sapessero destreggiarsi fra greco e latino per offrire sempre, nel nome proposto, una pratica chiave di lettura degli aspetti più evidenti di ogni nuova pianta descritta. Questa erba semiparassita trae parte del suo nutrimento da altre specie erbacee del prato, dove, da maggio a giugno, fiorisce spesso in modo così rigoglioso da tappezzarne l’ntera superficie.
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