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Questo perfetto igrometro naturale, che, da luglio a settembre e su prati aridi e soleggiati, apre e chiude la sua corolla di brattee argentee a seconda che il tempo sia bello e secco oppure umido e piovoso, trae il suo nome da una leggenda medioevale riguardante Carlo Magno. Il grande imperatore dei Franchi, in viaggio verso Roma con l’esercito in pessime condizioni di salute, nelle vicinanze del monte Amiata ebbe un sogno, durante il quale un Angelo gli rivelò che la radice tostata di questa erba spinosa, ridotta in polvere e mescolata al vino, sarebbe stata un rimedio efficace per curare i suoi soldati colpiti dalla peste. Nel 1753 Carlo Linneo riprese il nome popolare per elevarlo al rango di genere e, aggiungendovi il nome latino acaulis (= senza gambo), formò il binomio scientifico della specie, che è rimasto stabile nel tempo Strani e variegati i nomi dialettali propri di alcuni paesi bergamaschi e riportati nel 1932 da E.Caffi per questa pianta quali, ad esempio: capù, girasùi, polentine, articiòch selvàdech, mignaghe, mognaghe.
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