Non è semplice dare ragione delle molteplici denominazioni latine e italiane di questo arbusto, appartenente alla famiglia delle Guttiferae, che in Lombardia sembra soltanto naturalizzato in stazioni umide ed ombrose dei boschi collinari e submontani, mentre è molto più comune nella penisola e nelle isole italiane. (Da cui il nome di “Ciciliana”; cfr. Bertoloni (1833, Flora Italica, vol. VIII, p.308)
L’attuale binomio scientifico Hypericum androsaemum coniato da Carlo. Linneo nel 1753 (in Species plantarum 2, p.1102) ha precedenza storica rispetto a quello proposto da Carlo Allioni come Androsaemum officinale (1785, Flora pedemontana,2, p.47), denominazione che faceva maggior riferimento alle sue proprietà medicinali documentate da una millenaria tradizione farmacologica risalente a Dioscoride (c. 50 d.C.) e Galeno (II sec. d.C.), come è documentato da Mattioli (1567, Discorsi sulla Materia Medica, vol.3, pagg. 491-2), anche se con dimostrati errori e confusioni fra piante diverse.
Proprio per evitare al lettore dubbi sul significato e sulle origini dei nomi, essi verranno presi in esame separatamente, dapprima i nomi latini, poi quelli italiani.
La parola Hypericum (italiano = iperico) deriva da due vocaboli greci, υπό (leggi upó) = “al di sotto di” ed ερείκη (leggi ereìche) = “érica”, con significato complessivo di “pianta [che vive spesso] sotto l’érica”.
Il vocabolo androsaemum (ital. arcaico = androsèmo; cfr. N. Tommaseo, 1898, Vocabolario della Lingua Italiana, p. 60), deriva anch’esso dal greco, con due possibili ipotesi: o direttamente dal lemma ανδροσαιμον (leggi androsaimon) = ruta selvatica o da ανήρ-ανδρός (leggi anèr-andrós) = uomo + σημα (leggi sèma) = segnale, indizio, augurio, cioè “[pianta che] augura [buona salute] all’uomo”. L’ipotesi identificativa per “ruta selvatica” non era ritenuta esatta da Mattioli (O.c.,p. 492), ma la dizione è stata accettata e riportata da Bertoloni (1833, O.c.) e Pignatti (1982, Flora d’Italia, vol. I, p. 345).
Gli altri nomi italiani citati, quali “Erba di San Giovanni, Tutta-sana ed Erba sana”, fanno riferimento alle proprietà officinali della varie specie di iperici che sono state tramandate dall’antichità (cura delle ferite, delle scottature e dei catarri vescicali e panacea universale per disturbi nervosi e addominali), oggi molto ridimensionate. La fama popolare di queste piante era però accresciuta delle loro proprietà magiche come “cacciadiavoli”, fondate sulle leggende medioevali inerenti alla “notte di S. Giovanni Battista” (24 giugno), durante la quale le streghe si riunivano per il loro convegno annuale; le persone superstiziose del tempo, per proteggersi durante l’uscita notturna in quella data, mettevano sotto le vesti vari tipi di “erbe di S.Giovanni” e, per impedire ai demoni di entrare in casa, appendevano alle finestre e sulle porte mazzetti di tali erbe, fra cui rametti di iperico.