Questa orchidea circumboreale, che si rinviene nei boschi di conifere, nei cespuglieti e nei pascoli alpini preferibilmente su suolo acido, nel 1753 era stata iscritta da C. Linneo nel genere Satyrion.
Ma nel 1820 il botanico svedese suo compatriota Carl Johan Hartman (1790-1849) nella sua opera Handbok i Skandinaviens Flora distaccò questa orchidea poco appariscente da tale genere, costruendo il binomio scientifico ancora oggi valido e cioè Coeloglossum viride.
L’etimologia del nome della specie è molto facile (in latino l’aggettivo viridis-e significa verde), in quanto tale colore corrisponde all’aspetto verde-giallastro dell’infiorescenza (con labello anche tinto di bruno porpora), che si presenta abbastanza compatta.
Più complicata invece è la spiegazione della poco usuale denominazione del genere Coeloglossum, che risulta composto da due parole greche κοιλος (leggi coilos) che significa “incavato o cavo” e γλώσσα (leggi glossa) che si traduce “lingua”; entrambi i termini fanno riferimento al particolare sperone sacciforme di questa orchidea, con un complessivo significato di «orchidea verde dal grosso sperone».