Il binomio scientifico ancora oggi valido di questa famosa pianta alpina è stato coniato dal botanico francese specialista di Compositae Alexandre Henri Gabriel [vicompte] de Cassini nel 1813 e fu pubblicato nel 1822 da Frédéric Cuvier nel suo Dictionnaire des sciences naturelles, tome 25, p. 474, di cui egli era l’editor dal 1816.
Il nome Leontopodium, è di origine greca e significa “piede di leone” da λέων,οντος (pr. léon, leontos = leone) + ποúς, ποδóς (pr. pous, podós = piede), perché la forma dei suoi capolini pelosi è simile a quella di un’orma lasciata nel fango da una zampa di leone. Questo nome (Leontopodio) è confermato da P.Antonio Mattioli (1544, Di Pedacio Dioscoride l. 5, della historia et materia medicinale), che vi riporta anche il corrispondente nome latino leontopodion; da Castore Durante (1585, Herbario nuovo) e da Francesco Calzolari (1566, Il viaggio di Monte Baldo).
Interessante però è il fatto che Cassini intuisce per primo che questa pianta appartiene ad un genere monospecifico , poichè prima era stata ascritta nei Generi Gnafalium (Linneo, 1753 ), poi Filago (Linneo, 1762), poi Antennaria (Gaertner, 1791).
La notorietà di questo fiore è stata tale che, col sorgere della passione per l’alpinismo negli ultimi due secoli, ha assunto il valore di simbolo della natura alpina, dell’alta montagna e delle relative scalate ed escursioni, tanto da comparire, ad esempio, nell’emblema del Club Alpino Austriaco con il nome di Edelweiss, che significa “nobile[fiore]bianco”. La fama è un po’ usurpata, perché il luogo d’origine della stella alpina si colloca nelle steppe semidesertiche dell’Asia centrale, ma ormai la singolarità del suo aspetto (ed oggi anche la sua rarità per le raccolte indiscriminate del passato) ne hanno consolidato la fama anche presso la gente comune.
Foto: vedi pag. 57 Sentiero dei fiori