Generalmente le erbe spinose proprie dei luoghi incolti, dei pascoli aridi e dei margini stradali sono chiamate in italiano col nome complessivo di “cardi”, anche se scientificamente si suddividono in numerosi generi ascrivibili per lo più alla famiglia delle Composite o Asteracee; queste piante non sono facilmente distinguibili fra loro a prima vista da parte di botanici non professionisti, ma sufficientemente esperti, senza l’aiuto di manuali e flore complete di chiavi analitiche e ricche di dettagli iconografici, per cui in questa sede non è possibile inquadrare filologicamente e storicamente le numerose specie diverse iscritte nei generi Cirsium, Carduus, Cnicus, Onopordon ed altri minori, anche perché nel tempo vi sono stati molti passaggi da un genere all’altro da parte dei diversi autori negli ultimi due secoli e mezzo.
Per questo cardo appariscente dai capolini giallastri e veramente “spinosissimo”, che è comune nei pressi delle malghe, dei recinti per il bestiame, nei macereti e nelle vallette nivali in tutte le Alpi dalle Giulie alle Marittime riportiamo i dati secondo “Aeschimann, Lauber, Moser, Theurillat 2004, Flora Alpina, ed. italiana Zanichelli, vol . 2°, pag. 586” e cioè:
Il termine Cnicus, utilizzato da C. Linneo per il genere (1753, Species plantarum : 826) corrisponde al nome greco di una specie indeterminata di cardo; esso è stato cambiato in Cirsium (dal greco kirsόs = varice, per la supposta efficacia della radice di questa pianta contro le varici - cfr. Giuseppe Dalla Fior 1926, La Nostra Flora, 3^ ed., 1974, p. 653) dalbotanico italiano Giovanni Antonio Scopoli nel 1769 (Annus I [-V] Historico-naturalis, Lipsiae, 1769-1772.
Foto: vedi pag. 76 Sentiero dei fiori