Anche per la spiegazione filologica del binomio scientifico e relativa sottospecie di questa specie inclusa nella vasta famiglia delle “Leguminosae” o “Fabaceae” e comune nei macereti e nei pascoli sassosi dell’Arera, occorre citare la sua completa storia nomenclaturale in quanto i diversi nomi latini citati informano il lettore del grande ed analitico lavoro descrittivo effettuato dai botanici professionisti dal 1735 al 1968 per separare le otto sottospecie del gruppo Anthyllis vulneraria L. descritte in “Aeschimann, Lauber, Moser, Theurillat 2004, Flora Alpina, ed. italiana Zanichelli, vol. 1°, pagg. 942-945” fra le quali è contenuta la sottospecie citata per l’Arera, della quale soltanto si danno le relative spiegazioni filologiche e storiche:
Il nome del genere, Anthyllis, è di origine linneana (1735, Systema naturae) ed unisce due parole greche ánthos = fiore e íoulos = lanugine e cioè “fiore [dal calice] lanoso”; Linneo ha poi reimpiegato il nome del genere (1753, Species plantarum, 719) nella formazione del primo basionimo, desumendo dal botanico svizzero Albrecht. von Haller il nome della specie (vulneraria) che questi aveva impiegato nel 1742 per costituire la seconda sezione di Anthyllis [cfr.: Fiori, 1923-25, Nuova Flora Analitica d’Italia, vol. 1°, pag. 870), facendo riferimento alle sue proprietà di medicare le ferite leggere (dal latino vulnus-eris).
Dei predetti autori nessuno è ricordato nella formulazione scientifica oggi in uso per la sottospecie alpestris (= delle Alpi), in quanto essa è stata accolta nel codice internazionale di nomenclatura botanica soltanto nel 1908 per effetto della pubblicazione delle seguenti opere:
Joseph August Schultes, Österreichs Flora. Ed. 2, Wien. 1814. (1 & 2 in 1814.), (da cui (Schult.)
Paul Friedrich.August Ascherson & Karl Otto Peter Paul Graebner, Synopsis der mittel europäischen Flora. Ed. 1. Leipzig. 1896-1938, (da cui Asch. & Graebn.).
Foto: vedi pag. 83 Sentiero dei fiori