Tra i diversi trifogli viventi nell’ambiente alpino si distingue facilmente questa vigorosa specie, perché i suoi capolini globosi e terminali dapprima sono giallo-dorati poi, quando i singoli fiori appassiscono, diventano brunastri.
Il binomio scientifico è stato creato nel 1804 dal botanico tedesco Johann Christian Daniel von Schreber allievo di Linneo che l’ha pubblicato nella collana di Jacob Sturm, Deutschlands Flora, Abt. 1-16 [fol. 12], Nürnberg. 1796-1862.
Egli ha utilizzato per il genere quello coniato da Linneo, Trifolium, (1735, Systema naturae) e per la specie l’aggettivo latino badius -a -um che significa proprio “bruno”, per il colore terminale del capolino sopra descritto.
Il nome linneano del genere è di immediata lettura, perchè ricorda il numero delle foglioline che compongono ogni sua foglia
Ogni specie di trifoglio, a causa della forma particolare delle sue foglie, ha assunto, in culture e tempi diversi, significato simbolico, in quanto esso è l’immagine vegetale del numero 3: lo stelo rappresenta l’Uno e le foglie la sua manifestazione; l’irlandese San Patrizio lo utilizzò per spiegare al popolo il Mistero della S.S. Trinità; con tale significato lo utilizzarono anche molti artisti per i loro quadri sacri, da Filippo Lippi a Michelangelo, da Gentile da Fabriano al Carpaccio; il re inglese Giorgio III ne fece il simbolo dell’Ordine di S. Patrizio, creato per la nobiltà irlandese
Foto: vedi pag. 88 Sentiero dei fiori