Il nome del genere Alchemilla, è di origine linneana (1735, Systema naturae) ed è così accuratamente spiegato da Giuseppe Dalla Fior (La nostra flora 3^ ed., 1969, pag. 387): «dall’ arabo “alkemelyck” = alchimia, perché gli alchimisti impiegavano l’acqua limpida che si raccoglie sul fondo delle lamine ed all’apice dei denti delle foglie di queste piante nella ricerca della pietra filosofale», lo stesso concetto è riportato sinteticamente anche in V. Cesati, G. Passerini e G. Gibelli (1867-1901, Compendio della Flora Italiana, p. 673) con le parole: «Pianta usata dagli alchimisti».
La determinazione delle specie appartenenti al genere Alchemilla è particolarmente difficoltosa e riservata agli specialisti, per cui non è possibile identificarne le singole identità sul campo.
La specie nitida (dall’aggettivo latino nitidus,a,um = splendente) è stata sicuramente raccolta e identificata in Arera; essa è stata così denominata per la lucentezza delle sue foglie dal botanico Robert Buser nel 1903 (cfr. Fiori, 1924, Nuova flora analitica d’Italia, vol. I, pag. 771); Fiori la ritiene appartenente al Gruppo di Alchemilla alpina L.
Nel nome italiano di questa specie è ricordato il nome di David Heinrich Hoppe (1760-1846), farmacista tedesco a Ratisbona, uno dei più appassionati esploratori della flora alpina .
Foto: vedi pag. 90 Sentiero dei fiori