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PTERIDOPHYTAE (FELCI)





Le felci non sono in generale ritenute pericolose, se si fa eccezione per alcune specie, oggetto di dubbi più che di certezze, tra le quali Pteridium aquilinum. Sono di scarso interesse alimentare (alcuni mettono in salamoia i germogli freschi, usanza comune in Oriente) e con pochi usi medicinali, ma sono altamente decorative e spesso coltivate nei giardini e in casa.
Pteridium aquilinum
Le intossicazioni più note sono da riferire a questa felce in quanto contiene ptaquiloside, una sostanza in grado di determinare negli animali importanti sintomi neurologici e cardiaci (equini) e sindromi emorragiche (bovini) da riferire ad un'azione inibitrice sul midollo osseo. Ci sono fondati dubbi che abbia anche un'azione cancerogena dimostrata in molti animali.
Nell'uomo il consumo alimentare di questa felce, e in particolare dei germogli giovani è comune specialmente in Giappone, dove è stata messa in relazione con il cancro esofageo.
Peraltro il contenuto in ptaquiloside e il relativo rischio si riducono moltissimo cuocendo le fronde e inducendo a consumarle solo ben cotte. Sono stati fatti studi anche per verificare se la ptaquiloside eliminata col latte dalle mucche possa costituire un problema per l'uomo (in Colombia e in Costa Rica dove il bestiame si nutre spesso abbondantemente di queste felci, il latte locale è ritenuto a rischio).

 









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Data pubblicazione: 2005-06-14 (1060 letture)

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