RANUNCULACEAE
Questa famiglia presenta al suo interno molte specie tossiche e tra esse alcune assai pericolose. si tratta di fiori comunissimi su tutto il nostro territorio. Teniamo presente ad esempio che gli Anemoni.

Anemone è un termine generico che indica oltre agli anemoni in senso stretto vari generi, quali ad es. le pulsatille, l'epatica e altri.
Queste piante contengono una sostanza chiamata anemonina, un alcaloide che essendo volatile scompare dalla pianta quando secca, potendo così essere consumata dal bestiame col fieno.
Invece il consumo di fiori freschi (dove specialmente la anemonina è concentrata) nel bestiame come nell'uomo, determina notevoli fenomeni irritativi sia per contatto (specialmente agli occhi) che per ingestione. Le proprietà vescicatorie di queste piante sono note da secoli.
Ranuncoli 
Anche questo è un termine generico. Queste piante contengono una sostanza simile all'anemonina, ancora soprattutto nei fiori freschi.
Se ingerita, darebbe senso di bruciore in gola con formazione di vesciche, indi violenti dolori addominali ma anche problemi cardio-respiratori.
Una prolungata applicazione di ranuncoli sulla pelle ha azione vescicatoria ed era un mezzo anche di recente usato dai soldati di leva per simulare piaghe plantari ed evitare le marce.
Ellebori

Sono fiori a tutti ben noti, specialmente il niger ("Rosa di Natale").
Nonostante contengano certamente glicosidi cardiaci danno raramente casi di tossicità grave, anche se recentemente un paziente in Italia ha patito sintomi aritmici simili a quelli di un'intossicazione digitalica dopo averne ingerito parti fresche.
Del resto il nome elleboro, di origine greca, significa "cibo mortale".
Clematis vitalba (ma anche la recta)

Essa può dare per contatto serie irritazioni cutanee, ed era usata dai mendicanti che sfregandola sulla propria pelle la rendevano irritata e ulcerata per attirare pietà.
Actaea spicata (barba di capra)

E' l'unica ranuncolacea che produce bacche nel nostro territorio, ove nei boschi di latifoglie e soprattutto nelle faggete non è rara.
Tali bacche nerastre hanno un sapore amaro e sgradevole, ma se qualcuno le mangiasse avrebbe gravi disturbi gastrointestinali e, nei casi più seri, problemi neurologici con delirio e convulsione fino alla morte.
Aconitum napellus (aconito) 
E' certamente la ranuncolacea più importante da riconoscere. Questa specie e' ritenuta essere una delle piante più tossiche della terra a causa dell'elevato contenuto di alcaloidi in ogni sua parte e in particolare nelle radici; tra essi il più importante è l'aconitina, dì cui bastano pochi milligrammi per procurare la morte.
L'aconitina fu isolata nel 1833 ma la sua tossicità era ben nota da secoli. In India l'aconito era usato per l'esecuzione di pene capitali. Durante la seconda guerra mondiale ne erano in possesso spie che dovevano suicidarsi in caso di cattura.
Nel '500 a Roma e Praga i condannati a morte facevano da cavia negli esperimenti per scoprire un antidoto. Era usato anche per uccidere animali ritenuti portatori di malattia.
Usato in omeopatia, in Cina (ove figura in 4 preparazioni della farmacopeia ufficiale) è tuttora ritenuto dotato di efficace attività anticongestizia e antitosse (si segue una particolare preparazione con cottura delle radici per 6-8 ore, cosicché mediante processi idrolitici si determina diminuzione della tossicità); in Cina la gran parte dei casi di intossicazione è dovuta a sovradosaggio, ma non sono rari i suicidi.
La confusione con altre piante porta a volte a preparare decotti tossici (responsabili dei casi osservati nei paesi europei), ma anche la preparazione impropria delle radici è talora causa di problemi. Bastano 2-4 grammi di radice per dare anche la morte. I sintomi sono rapidissimi con disturbi sensoriali e motori, difficoltà respiratoria e abbassamento della PA, aritmia e fibrillazione ventricolare.
Una specie simile a fiore blu è l'aconitum panicolatum, velenoso come il precedente, ma meritano certamente di essere conosciuti anche gli aconiti a fiore giallo, tra cui Aconitum vulparia 
che è assai diffuso in bergamasca e che, come fa capire il nome (volgarmente è noto anche come luparia) veniva usato per avvelenare bocconi-esca al fine di uccidere animali selvatici ritenuti pericolosi, anche topi.
Il nome aconito del resto deriva dal greco aconiton = pianta usata per avvelenare topi.
La vulparia/luparia non contiene aconitina, ma altri due alcaloidi solo lievemente meno pericolosi chiamati licaconitina e mioctonina.
Più raro, pure con fiori gialli ma più grossi è l'Aconitum anthora, assimilabile per pericolosità al precedente.
Copyright © by F.A.B. - Flora Alpina Bergamasca - All Rights Reserved. Data pubblicazione: 2005-06-14 (2675 letture) |