Con il nome generale di ortensia si comprendono numerose varietà da giardino discendenti dalla specie Hydrangea macrophylla (Gronovius) L. o dalla specie Hydrangea serrata (Thunb.) Ser., tutte appartenenti alla famiglia delle Hydrangeaceae, che comprende specie sia arbustive che legnose originarie dell’Hymalaya, della Cina, e del Giappone [(Hydrangea macrophylla (Thunb.) Ser. (1830) = H. hortensis Smith = H. hortensia DC. = H. opuloides C. Koch], o provenienti dal Nord America (Hydrangea arborescens L.) (1736).
Il primo descrittore europeo di questo genere, già coltivato da secoli in Giappone, è stato il naturalista tedesco Engelbert Kaempter (1651-1716), che per primo parlò della flora giapponese nella sua opera del 1712 “Amoenitatum exoticarum physico-politico-medicarum fasciculi V ”; poco più tardi il naturalista francese Philibert Commerson (1727-1773), accompagnatore dal 1766 al 1768 di L. Antoine de Bougainville nel suo viaggio intorno al mondo, portò in Europa nel 1789 i primi esemplari secchi da erbario di questa pianta, proponendo il genere Hortensia inonore della propria amica sig.ra Hortense Barré de Nassau che l’aveva accompagnato nel viaggio.
Tale denominazione fu poi assorbita nel genere Hydrangea, che è stato invece coniato dal naturalista prelinneano Johan Frederich [Jan Fredrik] Gronovius [1686 (o1690) - 1782] utilizzando due vocaboli greci ύδωρ (leggi udor) = acqua e άγγειον (leggi aggheion) = vaso, a causa della forma svasata del frutto e della grande quantità d’acqua e dell’ambiente ombroso di cui la specie abbisogna per crescere bene.
Il binomio Hydrangea hortensia Sieb. è stato usato dal botanico tedesco Franz Wilhelm Sieber (1789-1844)] e successivamente ripreso anche da Carlo Linneo nel suo sistema binomiale.
Soltanto nel 1790 Sir Joseph Banks (1743-1820) riuscì finalmente a far crescere nei giardini reali di Kew esemplari di ortensie; da allora la passione per questi fiori appariscenti si diffuse in tutta Europa ed oggi tale arbusto è comunemente presente anche nei giardini italiani.
Le ortensie attualmente coltivate a scopo ornamentale (circa 30 specie su 134 dell’intero genere) comprendono numerosi ibridi e cultivars, che si dividono in due grandi gruppi: le “Ortensie” vere e proprie e le “Lace Cap” (= Ortensie a merletto).
Nel primo gruppo sono comprese le varietà con grandi infiorescenze (corimbi) globose, molto appariscenti ed il cui diametro raggiunge anche 20 centimetri.
Nel secondo gruppo i corimbi sono generalmente più piatti e sono composti da un gruppo centrale di boccioli non schiusi circondati da fiori ben formati. Le immagini riportano un fiore per tipo.
Il colore dei fiori dei cespi di ortensia è variabile, perché esso dipende dalla reazione chimica del terreno di crescita, le varietà a fiori rosa diventano azzurre se vengono coltivate in terreni acidi (ph 4,5), mentre le varietà a fiori azzurri diventano rosa in terreni alcalini (ph 7,5 e oltre). Nei valori intermedi (fra ph 4,5 a 7,5) la pianta assumerà colorazioni intermedie dal blu intenso, al blu chiaro, all’azzurro, al rosa, al rosa intenso. Il viraggio al colore blu può avvenire artificialmente aggiungendo al terreno sali di alluminio.
Non è possibile in questa sede, dato il taglio della rubrica, aggiungere le denominazioni di altre ortensie, tranne le più note come H. quercifolia Bartram, H. paniculata Sieb e H. heteromalla D.Don.
Anche per le norme colturali si rimanda il lettore ai testi specializzati sul genere.