CULTURA POPOLARE OROBICA serie di incontri - marzo-maggio 2005
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CULTURA POPOLARE OROBICA
Usi, costumi, tradizioni e dialetti di Bergamo e della sua provincia
Relatori: Giovanni Cavadini e Carmen Leone
Calendario degli incontri (marzo - maggio 2005)
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5 Marzo 2005 ore 17.00
USI e COSTUMI (I)
La cultura popolare orobica e gli studiosi locali.
Tradizioni del Ciclo dell'uomo (nascita, riti di passaggio, morte).
La cultura popolare non deve essere confusa con la cultura classica, sapere dotto appreso sui banchi di scuola, ma, utilizzando una definizione appartenente all'antropologia, può essere definita come la somma delle produzioni materiali e spirituali del popolo o di un solo popolo.
Le sue principali caratteristiche sono la superstiziosità, l'endemicità e la trasmissibilità.
La cultura popolare orobica deriva dalle culture delle genti che nel tempo hanno occupato le nostre terre (Celti golasecchiani, Galli, Romani, Longobardi ecc). Il suo studio è stato intrapreso e sviluppato da valenti cultori di storia locale quali Gabriele Rosa, Antonio Tiraboschi, Luigi Volpi, Carlo Traini.
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9 Aprile 2005 ore 17.00
IL MERAVIGLIOSO, IL MAGICO, IL MISTERIOSO
Presagi e prodigi. La caccia alle streghe. I luoghi misteriosi.
Alla religione si contrappone la magia, figlia prediletta della superstizione; e siccome la superstizione è il leit-motiv di tutta la cultura popolare, non si può non parlare anche di magia.
Ciò che conta è affrontarla nel modo giusto, studiarla seguendo una metodologia storico-antropologica. Polimorfe appaiono le fenomenologie del magico, ora semplici ora complesse, ora arcaiche ora attuali. I presagi e i prodigi ne sono le forme elementari, che hanno sempre affascinato l'uomo determinando i suoi destini. Di notevole interesse risultano poi le conoscenze sulle locali "cacce alle streghe" e sui processi inquisitori di quelle sventurate, che forse oggi infestano le nostre "case del mistero".
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12 Marzo 2005 ore 17.00
USI E COSTUMI (II)
I significati della festa. Le tradizioni del Ciclo dell'anno (feste e festività sacre e profane).
La celebrazione dei riti di passaggio (battesimo, matrimonio, riti funebri) e la celebrazione delle feste tradizionali rappresentano il patrimonio culturale più importante per un popolo, il mezzo indispensabile per affermare e salvaguardare la propria identità. Le feste sono per l'uomo momenti speciali, in cui li tempo si ferma per permettere l'incontro con la divinità.
Di ciascuna festività è necessario conoscere l'antica origine, le forme rituali del passato, le caratteristiche celebrazioni del presente, che risultano preziosi relitti culturali.
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30 Aprile 2005 ore 17.00
TRADIZIONE ORALE
Superstizioni, racconti e leggende.
Ma che cos'è la superstizione, che è alla base di tutte le forme di tradizione orale: favole, racconti, leggende? La superstizione è credere che esistano entità sovrumane capaci di interferire sulla quotidianità, ritenere che sia possibile apprendere e custodire dottrine segrete, essere convinti che si possano gestire tali forze indirizzandole verso fina-lità malefiche o benefiche. Indimenticabili le favole, che venivano raccontate nelle stalle o presso i camini; ma d'interesse ancor maggiore per l'antropologo le leggende, perché sempre legate a qualche curioso elemento locale.
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19 Marzo 2005 Ore 17.00
CULTURA MATERIALE
L'architettura rustica. I vecchi attrezzi e i mestieri in via di estinzione
La cultura materiale, essendo costituita da oggetti tangibili, potrebbe sembrare meno soggetta all'usura del tempo; e invece più fragile e corruttibile di quella spirituale. Chiaro esempio di ciò è il degrado in cui versano le architetture della Val Taleggio e della Val Imagna; edifici realizzati con una tecnica costruttiva irripetibile, in areali assai limitati. Ne miglior sorte hanno avuto gli attrezzi contadini ed artigianali, importanti testimonianze di attività scomparse o in via di estinzione, ad esclusione di quelli custoditi dai musei etnografici.
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7 Maggio 2005 ore 17.00
IL DIALETTO
La nostra lingua e la sua storia. Etimologie.
Dialetto o lingua? Questo è il problema. Un annoso dilemma irrisolto e forse irrisolvibile; una disputa che ha sempre infiammato e tormentato gli animi orobici. Forse è meglio indirizzare gli sforzi conoscitivi verso altre mete, quali la miglior conoscenza delle origini e dell'evoluzione di questa meravigliosa parlata, o la realizzazione di un bilancio del patrimonio linguistico odierno, per poter ancora aspirare a serie progettazioni; consci che al presente sono proponibili solamente raccolte lessicali (atlanti linguistici) o ricerche etimologiche.
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2 Aprile 2005 ore 17.00
LA RELIGIOSITÀ POPOLARE
I segni della religiosità popolare. Il culto mariano e le sue chiese (i Santuari orobici).
La religiosità popolare, che potrebbe essere definita come un afflato mistico-religioso oscillante fra la superstizione e la religione ufficiale è ancora ben radicata nella nostra gente. È la forza motrice di molteplici manifestazioni devozionali, partecipate e sentite, materiali o spirituali. Ne sono un particolare esempio le pitture murali, che ancora adornano le nostre umili dimore. Ma i contenitori del sacro "popolare" per eccellenza sono i santuari: adorni e risplendenti fanno bella mostra nella nostra terra, ciascuno legato ad una particolare apparizione mariana (Caravaggio, Stezzano, Ardesio, ecc).
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14 Maggio 2005 ore 17.00
LA MEDICINA POPOLARE
Pregiudizi, operatori e rimedi popolari (la medicina delle nonne ed i sorprendenti poteri delle nostre erbe).
La medicina popolare soggiace ancor oggi a strani pregiudizi e a false credenze sui meccanismi d'azione dei tarmaci; vi appartengono figure singolari, quali i guaritori, gli erborizzatori, i preti taumaturghi e altri, che giurano di aver avuto delle visioni o di conservare antichi segreti. Il bagaglio terapeutico del popolo è assai semplice; costituito da rimedi magici e da pratiche empiriche (la medicina della nonna) ha trovato nelle erbe l'alleato migliore.
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Ultimo aggiornamento 25/02/2005 Copyright © by F.A.B. - Flora Alpina Bergamasca - All Rights Reserved. Data pubblicazione: 2005-02-19 (256 letture) |