F.A.B. - Flora Alpina Bergamasca - NOMI DI FIORI E DI PIANTE
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NOMI DI FIORI E DI PIANTE
Criteri di compilazione delle schede



A cura di Carlo Marconi (Vicepresidente FAB)


Le schede hanno la finalità di:

- Offrire al lettore la più semplice spiegazione filologica (= interpretazione  del nome) possibile del binomio scientifico latino [scritto in carattere grassetto corsivo] di ciascuna scheda.
- Spiegare il senso della codificazione internazionale del nome dell’autore (o degli autori) [scritto in carattere tondo normale] che ha (hanno) proposto, attribuito o modificato il nome scientifico di ciascuna specie illustrata nel libro.
- Indicare il nome (in qualche caso anche i nomi) ufficiale italiano del fiore, secondo la Flora d’Italia di Sandro Pignatti.
- Fornire, se esistono, uno o più nomi dialettali bergamaschi per la singola specie, generalmente tratti dalle opere di Enrico Caffi o Antonio Tiraboschi.
- Aggiungere, qualora esistano, altre brevi notizie storiche o leggendarie per ciascuna specie, soprattutto quando essa era popolarmente nota per il suo uso farmaceutico o curativo.



Nell’antichità e per tutto il medioevo solo alcuni alberi, fiori o erbe avevano un loro nome specifico, spesso solo locale o dialettale; in generale le persone, spesso analfabete, distinguevano i vegetali con nomi generici come piante, erbe, cespugli, boschi, prati, ortaggi, spini, erbacce o simili. 

Solo nella seconda metà del quindicesimo secolo vi furono i primi tentativi da parte di medici e “speziali” [= i farmacisti del tempo] di trovare una sistemazione nomenclaturale dei nomi delle piante, fondata su elementi naturali di differenziazione; fra loro ricordiamo:  l’italiano Andrea Cesalpino (1583), (che fu il “primo vero sistematico” secondo Linneo), i fratelli svizzeri Jean (1561) e Caspar (1571) Bauhin e i francesi Jacques Dalechamps (1586-87) e Charles de l’Ecluse [=Clusius] (1601); la denominazione esatta delle diverse specie era però ancora incerta e lasciata alla libera fantasia degli autori, che utilizzavano spesso lunghe perifrasi per differenziarle; questa pratica durò a lungo anche durante il settecento, in concomitanza con la rivoluzionaria metodologia linneana. La definitiva affermazione del nome scientifico di ciascuna specie, rispetto alla pletora dei nomi volgari e locali ad essa attribuiti nel tempo, avviene solo nella seconda metà del XVIII secolo, con l’affermarsi definitivo del “principio binomiale”, merito indiscutibile e gloria imperitura della genialità botanica dello svedese Carlo Linneo (1707-1778), principio in base al quale il primo nome scientifico di una pianta si riferisce al “genere” ed il secondo alla “specie”.

Nell’ottocento e nel novecento si approfondirono le conoscenze botaniche con l’elaborazione di “sistemi” sempre più moderni e aggiornati che si susseguirono l’un l’altro:  A.L. de Jussieu (1789), A.P. de Candolle (1813), St. Endlicher (1836-43),  A. W. Eichler  (1883), Ch. E. Bessey (1911), R. Wettstein (1942); importantissimo è stato il contributo di A. Engler con il suo famoso Syllabus der  Pflanzenfamilien [= Raccolta delle Famiglie delle piante] edito nel 1903 e successivamente aggiornato fino all’ultima edizione del 1936, in collaborazione con Diels; da ultimo sono apparse  le impostazioni filogenetiche dell’italiano  Filippo M. B. Gerola (1978-88) e gli schemi tassonomici  di W. Zimmermann (1965), A. Cronquist (1981), R.M.T. Dahlgren (1985) e A.Takhtajan (1997).

Ricordiamo infine ai lettori che molti binomi botanici relativi a singole specie si sono modificati nel tempo; per porre rimedio ad ogni possibile incertezza fra nomi diversi per la medesima specie, sin dal 1867 (“Lois” di De Candolle, Parigi) si sono elaborate successive forme (1905, Vienna Code), (1907, American Code) del Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica; esso assunse tale nome negli anni 1930-34 (Cambridge Code = International Code of Botanical Nomenclature = I.C.B.N.) per la riunificazione dei due precedenti codici separati e venne riconfermato a Utrech (1950) e Stoccolma ( (1952); nella seconda metà del XX secolo si sono effettuate ben nove revisioni di tale codice, di cui le ultime due sono il Tokyo Code del 1994 e il St. Louis Code del 1999, attualmente in vigore; da questo si traggono i “nomi in uso” (Names in current use = N.C.U.), che si trovano nelle pubblicazioni botaniche più recenti.


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Data pubblicazione: 2005-07-20 (2393 letture)

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