I MACERETI SUL SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI
L'instabilità del substrato è la difficoltà principale che le piante dei ghiaioni devono quotidianamente affrontare.
Tutte le specie pioniere caratteristiche di questi ambienti hanno sviluppato una grandissima capacità vegetativa che - tramite l'emissione di stoloni, polloni o rami radicanti - permette loro di rinnovarsi continuamente e di sostituire di volta in volta le parti che vengono sommerse o schiacciate dal lento ma costante scivolamento dei detriti verso valle.
Per sopperire all’aridità e alla povertà dello strato più superficiale - estremamente permeabile - l'apparato radicale è esteso e si spinge in profondità, fino a raggiungere le tasche dove si è raccolto del terriccio in grado di conservare una sufficiente umidità e dì fornire le necessarie sostanze nutritive.
In questo modo le piante contribuiscono a stabilizzare sempre più il ghiaione, preparandolo gradualmente ad accogliere le specie più esigenti che vivono nei pascoli.
Analogamente alle piante delle rocce, le parti aeree delle specie caratteristiche dei ghiaioni possiedono adattamenti particolari per superare stress termici ed idrici.
Dall'alto a sinistra: Acinos alpinus, Thlaspi rotundifolium, Gypsophila repens, un macereto nel Massiccio dell'Arera, Veronica aphylla, Myosotis alpestris, Papaver rhaeticum, Gentiana utriculosa, Rhaponticum scariosum, Campanula cochleariifolia, Saxifraga aizoides, Athamanta cretensis.
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