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UNA SVEGLIA BIOLOGICA FA SBOCCIARE I FIORI
Di Elena Dusi




ROMA - Cosa dice a un fiore che è arrivato il momento di sbocciare? Ci sono specie che schiudono i petali lungo tutto l'arco dell'anno. E altre che scelgono un momento ben preciso: uno di quegli attimi che tutti gli esemplari di una stessa varietà riconoscono all'unisono. Luce, temperatura, durata del giorno e della notte sono i fattori determinanti, questo è sempre stato chiaro. Ma come fanno le foglie - le uniche strutture della pianta in grado di accorgersi del tempo che fa - a comunicare con l'apice del germoglio e trasmettergli il messaggio: è arrivata l'ora di far sbocciare un fiore?

Questo punto interrogativo è presente nei libri di botanica da settantacinque anni, e solo oggi tre équipe di scienziati giapponesi, svedesi e tedesco-americani danno una risposta sulla rivista Science sfruttando le informazioni ricavate dal genoma di una piccola pianta di campo, l'Arabidopsis Thaliana. Andando a sbirciare fra i geni delle foglie, i botanici della Swedish University for Agricultural Sciences hanno individuato la misteriosa proteina che viene prodotta alle giuste condizioni di luce e temperatura.

Scorrendo nel floema, il canale usato per far circolare la linfa elaborata, la proteina messaggera raggiunge l'apice del bocciolo, si lega a un frammento di Dna ribattezzato il "gene della fioritura" e attiva una cascata di messaggi che si concretizzano nello sbocciare di un fiore.

Il primo ad arrovellarsi sul canale di comunicazione usato tra foglia e bocciolo era stato il botanico russo Mikhail Chailakyan negli anni '30. All'elusivo ambasciatore era stato dato il nome generico di "florigeno" e sulla sua natura sono state prodotte le teorie più bizzarre. Qualcuno provò a tirare in ballo gli ormoni delle piante. Altri suggerirono che tutto dipendeva dall'alimentazione: era necessario raggiungere l'esatto bilanciamento fra carboidrati e sostanze azotate affinché si innescasse il meccanismo della fioritura. Ci fu anche chi provò a innestare una teoria nell'altra, ma senza successo.

Nessuna delle spiegazioni riusciva a svelare il mistero dei boccioli: come mai tutte le piante appartenenti a una stessa specie fioriscono contemporaneamente. Estate o inverno che sia, l'importante è che il florigeno si attivi per tutti gli esemplari all'unisono, consentendo ai fiori di impollinarsi l'uno con l'altro e garantendo la sopravvivenza della specie. La proteina ambasciatrice (chiamata Flowering Locus T o più brevemente Ft) è stata paragonata dai suoi scopritori al Sacro Graal della botanica.

Gli esperimenti condotti sulla piccola Arabidopsis sono stati ripetuti su alcuni vegetali più complessi. Ove Nilsson è uno dei membri dell'équipe svedese, che guarda ovviamente alle specie di alto fusto, più che ai fiori. "La nostra scoperta - commenta - è importante per l'agricoltura, ma avrà anche riflessi notevoli sulla coltura di alberi per il ripopolamento delle foreste".

Oggi i coltivatori di fiori e piante da vivaio riescono a indurre la fioritura giocando su temperatura e illuminazione delle serre. Ma si sono sempre regolati in maniera empirica, senza conoscere quale fosse il meccanismo esatto che induce l'apice di una gemma a smettere di produrre foglie per iniziare a formare petali.

(12 agosto 2005) La Repubblica









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Data pubblicazione: 2005-08-21 (273 letture)

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