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COME FOTOGRAFARE I FIORI
A cura di Cesare Solimbergo



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Utili consigli per migliorare le riprese naturalistiche


Spesso mi viene chiesto che apparecchio fotografico possiedo o che obiettivi utilizzo, forse perché molte persone sono convinte che una bella fotografia è merito dell'attrezzatura: non c'è nulla di più falso. Non fraintendetemi, ma io sono convinto che la fotografia la fa il fotografo, e prima ancora di scattare.
Una buona immagine deve esprimere dei significati, delle sensazioni e delle emozioni e per ottenere questo bisogna non solo saper guardare la realtà che ci circonda ma anche abituarsi a vedere, a sentire e ad interiorizzare ciò che si vuole fotografare, e la tecnica è solo il mezzo per tradurre quanto abbiamo elaborato dentro di noi. Se non avete mai scattato una fotografia, ma riuscite a trovarvi in sintonia con il soggetto e avete bisogno di esprimere in immagini quello che provate, vi garantisco che siete pronti a diventare bravi fotografi, ovviamente dopo che avrete appreso l'uso dello strumento.
E' quindi fondamentale possedere interesse e sensibilità verso il soggetto se non volete che le vostre fotografie siano solo una fredda registrazione della realtà.
E' giusto tuttavia precisare che queste note non hanno lo scopo di insegnarvi a fotografare, ma semplicemente di dare, a chi già sa utilizzare la macchina fotografica, alcuni consigli pratici sulla fotografia a distanza ravvicinata con indicazioni sull'attrezzatura più adatta e suggerimenti su come operare in fase di ripresa.



ATTREZZATURA

Poiché credo di dovermi rivolgere a chi fotografa per diletto e soprattutto sul campo, tratterò solo dell'attrezzatura relativa al piccolo formato (misura del fotogramma 24x36 mm) in quanto il medio formato (misura del fotogramma 6x6 mm o similare) prevede un'attrezzatura più ingombrante e più pesante da trasportare, sicuramente più consona ad un professionista.
Fotografare i fiori significa trattare spesso con soggetti di piccole dimensioni e l'unica macchina adatta a questo scopo è una reflex con obiettivo intercambiabile; non sperate di ottenere buoni risultati nella fotografia a distanza ravvicinata con un apparecchio con ottica fissa e con il classico mirino che delimita l'area inquadrata. La reflex infatti, permettendovi di vedere l'immagine attraverso le lenti dell'obiettivo esattamente come verrà registrata dalla pellicola, vi aiuta a distinguere quando il soggetto è a fuoco e il grado di sfocatura di ciò che lo circonda, dandovi così la possibilità, mentre inquadrate, di controllare l'immagine in ogni suo dettaglio critico.
Consiglierei ancora l'acquisto di un apparecchio a pellicola, quelli delle marche più note sono tutti ugualmente validi. Se avete disponibilità economiche potete anche orientarvi verso una reflex digitale, dato che la qualità raggiunta è ormai sufficiente ad un uso anche semiprofessionale, ma non dimenticate che se avete necessità di rendere fruibili le vostre immagini ad un pubblico più numeroso dovrete procurarvi anche un videoproiettore, strumento il cui costo non è certo irrilevante e che ancora non riesce a rendere in modo perfetto le sfumature, la saturazione e il contrasto dei colori.
Anche un apparecchio privo di meccanismo autofocus è perfettamente adatto per il nostro scopo ma se già ne possedete uno con questa caratteristica ricordatevi, per questo uso, di disattivarla; l'automatismo infatti potrebbe mettere a fuoco una parte del soggetto diversa da quella che vi interessa senza quasi che ve ne accorgiate.
Per iniziare ad avvicinarvi ai soggetti, potete acquistare delle lenti addizionali di diversa potenza da avvitare sulla parte anteriore dell'obiettivo; pur con un leggero calo della nitidezza esse vi permetteranno, con un costo limitato, di ridurre la distanza minima di messa a fuoco della vostra ottica così da inquadrare anche soggetti di dimensioni contenute come i fiori.
Le ottiche zoom (cioè a focale variabile) con possibilità macro, che molti già possiedono come obiettivo standard, possono essere utilizzate con soddisfazione anche se non sempre consentono di inquadrare un campo abbastanza piccolo e la resa, a questi ingrandimenti, spesso non è ottimale.
Se, ormai convinti che "piccolo è bello", decidete di attrezzarvi seriamente, l'ottica più indicata è sicuramente l'obiettivo "macro" di cui esistono tipi con focali differenti e che sono progettati sia per ottenere la massima resa alle distanze ravvicinate che per inquadrare, senza aggiunta di accessori, fino al rapporto di 1:1 (cioè un'area di 24x36 mm avrà la stessa dimensione del fotogramma).
Personalmente utilizzo un macro con focale di 50÷60 mm che mi permette di lavorare, a pari ingrandimento, più vicino al soggetto (e quando il fiore è su una parete di roccia e lo spazio di manovra ridotto è un bel vantaggio) ma anche una focale di 90÷105 mm va benissimo, perché dà una prospettiva più "schiacciata", rende più sfuocato lo sfondo ed è più indicata per gli insetti dato che ci permette di operare ad una distanza maggiore riducendo il rischio di disturbarli e quindi di farli fuggire.
Questi obiettivi non sono proprio economici e la focale più lunga lo è ancora meno; per quel che sento tuttavia, anche le ottiche universali, meno costose, sono accreditate di buone prestazioni.
Ingrandimenti ancora più spinti, per esempio se vogliamo evidenziare i dettagli interni del fiore, si ottengono in modo pratico con i tubi di prolunga che devono essere montati tra l'obiettivo e il corpo macchina e sono venduti in serie di tre pezzi con lunghezze differenti (più si allontana l'obiettivo dal piano pellicola e maggiore è l'ingrandimento che si ottiene). Anche quelli di marche universali, del tipo adatto al vostro apparecchio, possono svolgere egregiamente il loro compito dato che, oltretutto, non contengono elementi ottici.
Se volete sperimentare inquadrature inusuali con una prospettiva esasperata (l'impressione che si ha è quella di vedere i fiori dal punto di vista di una lepre) provate ad utilizzare un grandangolo di focale 20÷24 mm ponendo il fiore in primissimo piano.
Quando si inquadra una piccola area non solo si rendono più visibili i dettagli ma si amplificano anche i movimenti del soggetto, causati dal vento, e della macchina, dovuti al tremolio delle nostre mani. Per il vento non vi è soluzione se non attendere che si calmi, mentre la macchina può essere resa stabile fissandola ad un treppiedi. Se le vostre escursioni si svolgono in montagna cercatene uno non troppo pesante (dovete portarlo in spalla) e con la possibilità di aprire completamente le gambe in modo da poter avvicinare l'apparecchio al suolo il più possibile senza complicazioni (molti modelli ottengono lo stesso risultato invertendo la colonna centrale ma la manovra non è veloce e la posizione di lavoro non comodissima); se lo utilizzate solo per i fiori può anche essere non molto alto ma assicuratevi che abbia l'attacco rapido in modo da poter agganciare e sganciare rapidamente la macchina.
Se arriverete a ricercare i dettagli più minuti avrete la necessità di congelare ogni movimento, quindi dovrete impostare un tempo di scatto veloce e contemporaneamente chiudere al massimo il diaframma per avere nitido tutto il soggetto; questo significa che vi servirà più luce di quanta potrete mai trovarne e purtroppo non c'è alternativa, solo il flash ve la può garantire.
Quelli integrati nella macchina non possono servire al nostro scopo perché non riescono ad illuminare l'area vicina all'obiettivo e quindi dovrete acquistarne uno separato. Per questo uso non serve un flash particolarmente potente (il soggetto è ad una distanza ridotta) e, se non volete eseguire calcoli complicati per ottenere un'esposizione corretta, cercate un modello, anche di quelli universali purché compatibile con il vostro apparecchio, che abbia l'automatismo TTL, cioè che emetta in modo automatico la quantità di luce sufficiente per una corretta esposizione misurandola però attraverso l'obiettivo della macchina.
Va bene anche un flash tradizionale, ma se preferite una luce più diffusa con ombre meno marcate, è più indicato il flash anulare, con la lampada cioè a forma di anello, che viene montata direttamente sulla parte frontale dell'obiettivo: la scelta tra le due soluzioni è dettata solo dal proprio gusto.
Gli accessori più utilizzati per la fotografia naturalistica in bianco e nero sono i filtri, ma per la fotografia a colori sul campo generalmente se ne utilizza uno solo, il polarizzatore. Va usato, esclusivamente nelle giornate soleggiate, per scurire l'azzurro del cielo e per rendere più saturi i colori dei prati e dei fiori, ricordandosi però che la massima resa si ha quando il sole si trova lateralmente, cioè su un piano perpendicolare alla linea tra il fotografo e il soggetto; come effetto aggiuntivo il polarizzatore aiuta a ridurre la dominante azzurrognola dovuta ai raggi UV particolarmente fastidiosi in montagna.
Per le pellicole il consiglio è di utilizzare diapositive, che sono meno pratiche da visionare (occorrono un proiettore e uno schermo) ma che permettono allo spettatore, rispetto alle stampe, di gustare le immagini in tutta la loro brillantezza e con una maggiore sensazione di coinvolgimento. Ogni pellicola ha caratteristiche diverse dalle altre: leggere dominanti di colore, contrasto, saturazione, nitidezza, e grana variano da marca a marca e da tipo a tipo, per cui non resta che provarne alcune e scegliere quella che più soddisfa il proprio gusto. E' comunque molto importante ricordare che quanto maggiore è la sensibilità della pellicola tanto più evidente risulta la grana (i cristalli sensibili alla luce che formano l'immagine) e minore è la nitidezza finale (la definizione ed il microcontrasto).



RIPRESA


Le parole greche photos e graphos (rispettivamente luce e scrittura) hanno dato origine al sostantivo fotografia che quindi letteralmente significa scritto, o disegnato, con la luce. Non si poteva scegliere un termine più efficace perchè l'esperienza vi insegnerà che la differenza tra una fotografia che emoziona e una, comunque tecnicamente corretta, ma che lascia indifferenti, è data sostanzialmente dalla qualità della luce che ha illuminato la scena, o più correttamente che ha "disegnato" l'immagine.
E' questo il motivo per cui si dovrebbe evitare, per quanto possibile, di fotografare in pieno sole i fiori, ed in genere i soggetti con una struttura complessa, poiché questa luce violenta ed unidirezionale crea un'infinità di passaggi luce-ombra che portano ad un risultato confuso e poco piacevole; alcuni sostengono persino che una giornata di cielo coperto, cioè con una luce uniforme e diffusa, sia la condizione ideale per questo genere di fotografia.
E' bene ricordare che all'alba e al tramonto si ha un'illuminazione che porta ad una resa dei colori più calda e anche più adatta per il controluce, effetto spesso spettacolare che richiede però un po' più d'attenzione per identificare l'esposizione corretta (per fortuna gli automatismi delle recenti apparecchiature sono sempre più precisi). Il flash, come già detto, è ideale per fotografare il singolo fiore o alcuni suoi dettagli (a questi ingrandimenti si ha anche il vantaggio che lo sfondo, se è almeno a 3 metri di distanza, risulta totalmente nero mettendo in evidenza le strutture e i colori del soggetto) ma vi consiglio di non usarlo per riprendere la pianta intera in quanto il risultato sarà un'immagine con il primo piano correttamente esposto e con lo sfondo che si scurisce progressivamente, dando la sgradevole impressione di una foto scattata di notte.
Per concludere il discorso sull'illuminazione ricordate che ogni soggetto viene valorizzato meglio da un'illuminazione piuttosto che da un'altra e comunque, almeno all'inizio, non trattenetevi dal provare a fotografare in ogni condizione di luce, finché troverete quella più adatta e più vicina ai vostri gusti.

Papaver rhaeticum


Quando avete trovato il soggetto floreale degno di essere fotografato (per la ricchezza della fioritura, per l'intensità dei colori, per la posizione in cui si trova, ecc.), prima di scattare osservatelo da ogni lato per capire quale è la posizione da cui è più opportuno che arrivi la luce, quale è lo sfondo più adeguato e quale il punto di vista che ne mette maggiormente in risalto la struttura.
In un trattato completo sulla fotografia troverete le regole per una corretta ed equilibrata composizione dell'immagine e per gli accostamenti più corretti dei colori; dando per scontato che bene o male possediate già queste nozioni, vorrei invece qui ricordare alcuni accorgimenti da tenere in considerazione mentre studiate l'inquadratura.

Polygala chamaebuxus


Uno dei difetti più comuni che affliggono le foto di fiori che ho potuto visionare (non preoccupatevi, anche quelle di molti fotografi professionisti) è quello della messa a fuoco: la fotografia per esempio di un ciuffo di genziane ne mostra, nella migliore delle ipotesi, una o due nitide e quelle in primo e secondo piano sfuocate. Questo inconveniente è dovuto ad un limite tecnico con cui dobbiamo convivere: la profondità di campo. Gli obiettivi riescono a rendere perfettamente a fuoco solo la parte del soggetto su cui regoliamo la messa a fuoco, tutto ciò che non si trova su questo piano risulta non a fuoco. Per far apparire nitida al nostro occhio un'area maggiore dobbiamo chiudere il più possibile il diaframma. Dovrete quindi utilizzare alti valori di diaframma (almeno f. 11 o 16), controllando ovviamente che il tempo di esposizione non risulti troppo lento e, soprattutto, cercare di posizionarvi in modo che la maggior parte del soggetto si trovi su di un unico piano quanto più possibile parallelo alla pellicola, così da sfruttare al meglio la mai sufficiente profondità di campo.
Poiché tuttavia difficilmente riuscirete ad avere nitido il soggetto nella sua interezza, aiutati anche dall'esperienza, dovrete abituarvi a capire quali sono i dettagli più significativi che devono assolutamente essere nitidi, quelli cioè su cui si ferma l'occhio mentre legge l'immagine, e quelli che invece, pur risultando sfocati, non disturbano eccessivamente la visione.

Taraxacum officinale


Sembra strano ma non è solo la messa a fuoco ad essere problematica, purtroppo lo è anche la sfocatura! Sia per rendere ben riconoscibile una pianta che per evidenziarne le forme e i colori, è essenziale isolarla da ciò che la circonda; questo si può ottenere o fotografando con uno sfondo decisamente più scuro rispetto al soggetto (ad esempio l'ombra di un albero o il costone non illuminato di un'altura) oppure facendo risaltare il soggetto su uno sfondo uniforme (per esempio il cielo azzurro) o sfuocando il più possibile ciò che appare in secondo piano, e questo non è facile da realizzare perché se apriamo troppo il diaframma rischiamo di non avere a fuoco nemmeno ciò che ci interessa riprendere e se lo chiudiamo per avere la massima nitidezza ci ritroviamo a fuoco anche lo sfondo; anche in questo caso dovrete imparare a trovare il giusto equilibrio.
Non dimenticate per ultimo, prima di scattare, di verificare che nell'inquadratura non vi siano degli elementi di disturbo come ombre o raggi di luce indesiderati, come rametti e foglie secche oppure fili d'erba tra l'obiettivo e il soggetto che risultano fastidiosi anche se molto sfocati; per l'equilibrio della composizione, è a volte opportuno eliminare dalla pianta che stiamo riprendendo eventuali fiori appassiti o foglie rovinate.

Un consiglio finale dopo quelli tecnici: non lasciatevi sopraffare dallo sconforto dei primi inevitabili insuccessi, ma pensate che anche noi inizialmente abbiamo fatto gli stessi vostri errori e che sicuramente anche voi, se veramente interessati, con un po' di convinzione e impegno, potrete ottenere i medesimi risultati. L'importante è perseverare nonostante le difficoltà iniziali cercando di capire ogni volta l'errore commesso, così da poter accumulare quel minimo di esperienza indispensabile per conseguire i risultati desiderati (l'esperienza infatti non è una semplice somma di errori ma un'intelligente analisi degli stessi).


Testo e fotografie di Cesare Solimbergo








Ultimo aggiornamento 24/09/2006

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Data pubblicazione: 2005-02-24 (1718 letture)

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