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CURIOSITA' SU PRUNUS SPINOSA





Prunus spinosa L.
Prugnolo, Pruno selvatico
Questo arbusto spinoso cresce comunemente nei boschi cedui e nei cespuglieti aridi della media montagna, oppure si rinviene in siepi naturali presso antiche caselle e baite del Bergamasco; esso si copre di fiori bianchi in primavera, che maturano in autunno drupe sferiche di colore blu-nerastro o viola-azzurre, dal gusto acido e astringente, che si usano per marmellate e per insaporire il gin.
Molto facile è la spiegazione del binomio scientifico attribuito da Linneo a questa pianta nel 1735 (Species Plantarum 1, p. 681). Infatti egli ha ripreso soltanto un nome (prunus) ed un aggettivo (spinosus [= provvisto di spine]) della lingua latina, già usati dagli autori classici per tale genere di piante e confermati in età me-dioevale (prunarios diversi generis) nel Capitulare de Villis di Carlo Magno (c. 812 d.C.).
La conoscenza delle proprietà medicinali di questa pianta da parte del popolo è testimoniata da Giuseppe Comolli (Flora comense,1846) con le parole:«Con la polpa dei frutti si prepara una specie di Elettuario [=Farmaco composto da vari elementi] utile sul finire delle diarree e dissenterie»; Giovanni Negri (Nuovo erbario Figurato, 1960) riferisce che «i fiori... sono usati popolarmente come lassativi e diuretici leggeri».
Queste tradizioni popolari giustificano anche la molteplicità delle voci dialettali bergamasche per questa pianta riportate da Enrico Caffi (Vocabolario Bergamasco - Botanica, 1932) come Brögnì o Brügnì (comune), Brögnine (Leffe), Brignöi (Zandobbio), Borlì d’la sesù (Gandino), mandoline (Gazzaniga), Strangùla ca (S.Gregorio, Clusone, S.Felice, Adrara, Tavernola), Spi brignöl (Valle Imagna, secondo Tiraboschi), Spì bro-gnì (Valle Imagna) ed infine Tèta brugnì Crespi).
Prunus spinosa


 

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Data pubblicazione: 2005-10-01 (2374 letture)

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