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CURIOSITA' SU CHENOPODIUM BONUS-ENRICUS



Chenopodium bonus-henricus L.
Buon-Enrico, Farinello
Nel dialetto bergamasco quest’erba selvatica, frequente intorno alle malghe di montagna e nei luoghi di riposo del bestiame, dove maggiore è l’apporto di sostanze nitrofile, è chiamata comunemente parüch o farinèi a causa della granulazione bianca molto abbondante al di sotto delle foglie, specialmente quando la pianta è giovane; essa è ricercata dai montanari e dai pastori come ottimo ortaggio per la preparazione di minestre, frittate ed insalate, allo stesso modo dei comuni spinaci che appartengono alla medesima famiglia delle Chenopodiaceae. La pianta, chiamata anche “spinacio selvatico”, “colubrina”, “tutta buona”, possiede molti altri nomi dialettali nelle diverse regioni d’Italia; manca però in tutto il meridione, mentre è presente sui più alti monti dell’Abruzzo e della Toscana e soprattutto nell’intera chiostra delle Alpi. Piuttosto complicata è la ricostruzione della sua storia botanica, in quanto è certo che le sue proprietà culinarie erano sconosciute nell’antichità. Sappiamo infatti da Otto Penzig (1924, Flora Popolare Italiana, 1° vol., pag. 114) che il nome antico del nostro “Buon enrico” era Crisolocano; effettuate le opportune ricerche, ho scoperto che tale nome è citato da P. A. Mattioli (1537) nel 2° volume dei suoi Commentarii alla materia medica di Pedacio Dioscoride con la seguente osservazione: “…che lo spinace è herba nuova non conosciuta né scritta se non dai moderni, quantunque il Mainardo da Ferrara vada sospicando che sieno l’Atriplice che lo Spinace ambedue specie di crisolachano …che in latino suona aureum olus, cio è herba aurea …” per le sue qualità commestibili. In ogni caso il binomio scientifico valido è stato certamente coniato da C. Linneo nel 1737 che utilizzò per il nome del genere una diversa filologia greca, desunta dall’osservazione delle foglie di al-cune specie in esso comprese e cioè χην (leggi chen = oca) e πους-ποδός (leggi puspodòs = piede) e cioè “piante con le foglie a forma di piede d’oca”; il nome della specie è stato pure da lui coniato nel 1753, per onorare la memoria di Enrico IV, re di Navarra e poi di Francia (1589-1610), che era stato un buon protettore dei botanici del suo tempo. Complessivamente quindi il nome scientifico dell’erba è risultato Chenopodium bonus-henricus L.
Chenopodium bonus-henricus


 

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