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Questa composita cespitosa, dai fiori gialli abbondanti nei mesi di agosto-ottobre, è di solito coltivata per ornamento ma, soprattutto in Francia e nel nord Europa, è apprezzata per i suoi tuberi rosso-violacei, bislunghi (10-15 cm), irregolari e bitorzoluti, che, opportunamente cotti e conditi, hanno un sapore dolciastro-rapaceo che ricorda quello del comune carciofo; da noi invece la pianta si ritrova più spesso inselvatichita negli incolti, sui greti fluviali ed ai margini di antichi orti e giardini, da dove è sfuggita, diventando infestante.
Essa è oggi ritenuta di origine nordamericana, perchè sarebbe stata ritrovata per la prima volta in Canada nel 1603 dal francese Samuel Champlain che nel 1604 la importò in Francia; nel 1606 ne è poi documentata la presenza nell’orto del Card. Farnese a Roma e successivamente in Inghilterra e nelle Fiandre; il nome indigeno topinambour corrisponde però a quello di una tribù brasiliana (Voc. Devoto-Oli, 1967-80, pag.1366); questa opinione circa la sua origine era anche quella di G. Comolli (1848, Flora Comense VI, 317) e G. Arcangeli (1882, Flora Italiana, 367). Questo nome strano è però quello noto nel dialetto bergamasco per questa pianta, tanto che esso nella forma topinambùr è riportato in entrambi i Vocabolari botanici di E. Caffi (1932 e 1935).
Il binomio scientifico è stato creato da C. Linneo nel 1753 utilizzando due parole greche per il genere ed una latina per la specie: abbiamo infatti élios = sole, ánthos = fiore e tuberosus = a forma di tubero, per un significato complessivo di “fiore [giallo come il] sole, [che produce] tuberi” (simili a patate). Sembra infine utile far notare che i tuberi della patata del Canada sono particolarmente indicati nelle diete dei diabetici, perché la loro sostanza di riserva non è l’amido, come nella comune patata (che è una solanacea), ma l’inulina, che si scinde in fruttosio e non in glucosio, sostanza controindicata per tali malati.
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