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CURIOSITA' SU VACCINIUM MYRTILLUS



Vaccinium myrtillus L.
Mirtillo nero
Il nome scientifico di questo genere di ericacee ha un’origine incerta: c’è però qualche possibilità che Linneo nel 1753 lo abbia ripreso dal poeta latino Virgilio, che, in una delle egloghe delle “ Bucoliche”, scrive: «vacinia nigra leguntur» { traduci: si raccolgono le nere [bacche del] vaccinio}; l’attribuzione esatta di questo vocabolo latino alla pianta del mirtillo non è però sicura, in quanto nell’opera di P.A. Mattioli (1567) lo stesso termine è riferito ad altre piante. Lo stesso S. Pignatti (Flora d’Italia, vol. II, pagg. 264-5) dà un’interpretazione polifiletica al suo nome, in quanto correda con una lunga dissertazione storico-etimologica la scheda n. 2652, relativa a tale specie.
Anche il secondo nome scientifico di questa specie (che vive in boschi di conifere, arbusteti e praterie al-pine preferibilmente su suolo acido ricco di humus e che lì tende a formare estesi popolamenti puri o quasi), deriva dal latino e significa “piccolo mirto”, in quanto le sue foglie e le sue bacche sono simili a quelle del mirto, detto botanicamente Myrtus communis L.. Poichè in Bergamasca questa pianta è molto conosciuta per i suoi dolci frutti, raccolti e consumati freschi, ma anche usati per la preparazione di sciroppi e marmellate, essa ha assunto nel tempo ed in varie località molti nomi dialettali riportati da E. Caffi nel 1932, quali ad esempio: biödegn (Sotto il Monte), brignöi (Val Cavallina), ciò (S. Felice), ghislù (a Carona e in Val di Scalve), seresöi (Strozza, Gazzaniga, Clusone e Sovere), sceresöi (Val Vertova).
Vaccinium myrtillus


 

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