Alcuni soci del FAB hanno voluto fare una sorpresa al nostro Coordinatore Scientifico Germano Federici, impegnato a tenere il sabato sera al Rif. Laghi Gemelli una relazione sulla flora del luogo e a condurre la domenica mattina un’escursione botanica verso il Passo di Aviasco. La conferenza e la successiva passeggiata, ben pubblicizzati, avevano lo scopo di richiamare appassionati di flora di montagna e di far vivere al rifugio un momento di cultura. Siamo partiti da Valgoglio in una quindicina il sabato mattina, in una giornata nebbiosa e calda, per percorrere tutta la splendida Valsanguigno. Dopo avere consumato il pranzo al sacco con ottimo pane e salame presso le baite di Presponte, abbiamo raggiunto il Passo di Valsanguigno. Qui, mentre la maggioranza dei partecipanti si è fermata per riposare, alcuni di noi hanno conquistato la vetta del Pizzo Farno (2506m) con grande soddisfazione, anche perché il tempo stava rapidamente migliorando e ampi squarci di sereno permettevano di ammirare straordinari panorami. Da segnalare, meritato premio per la nostra fatica, un bel cuscinetto di Androsace alpina in seconda fioritura poco sotto la vetta! Ritornati tutti insieme, in breve siamo poi discesi nella conca dei Laghi Gemelli, che con la luce del tramonto apparivano in tutta la loro magia, Dopo un breve pediluvio ristoratore in un fresco torrentello siamo arrivati verso le 18 al rifugio, dove abbiamo incontrato Germano, che appariva assai contento della sorpresa. Germano era da poco arrivato assieme alla moglie Patrizia e con lui c’era anche Giovanni Cavadini, salito da Carona. Alla sera, dopo un’ottima cena a base di cibi preparati anche con erbe di montagna (timo, buonenrico, ortica, frutti di bosco…) Germano ha proposto la sua relazione con diapositive, dando modo ai presenti di comprendere le caratteristiche della ricca flora presente attorno al rifugio. Molti e meritati sono stati gli applausi e i complimenti convinti che Germano ha ricevuto per la sua conferenza.
Dopo una sana dormita e una buona colazione, proprio mentre verso le 8.30 ci accingevamo a partire per la nostra passeggiata botanica, è arrivato anche Mario Marzani, che con Cavadini fa parte della Commissione Culturale del CAI BG. Mario arrivava dalla Conca di Mezzeno ed era partito da BG alle 5! E’ stato molto bello averlo assieme a tutti nella foto ricordo in cui compare anche il bravo e gentile gestore del Rifugio Sig. Seghezzi.



Una splendida giornata ci ha poi accompagnato lungo tutto il percorso, permettendo di ammirare in tutta tranquillità piante e panorami. Germano, di cui è ben nota la passione per le Alchemille, ha potuto reperirne alcune anche assai rare. In questa zona cresce tra l'altro l'endemica Alchemilla federiciana che gli è stata dedicata dal Prof. Frohner. Al Passo di Aviasco alcuni partecipanti si sono staccati per ridiscendere a Carona attraverso la Valle dei Frati, mentre gli altri sono scesi al Lago di Aviasco e poi risaliti brevemente all’incantevole laghetto senza nome in cui si specchia il M. Pradella: qui qualcuno ha anche fatto il bagno, sfruttando il tepore del sole, mentre gli altri si sono limitati ad un sano pediluvio! Ridiscesi verso mezzogiorno alla diga del lago di Aviasco abbiamo poi costeggiato il Lago Nero, che presenta fondali che ricordano il mare della Sardegna. Alla Capanna del Lago Nero abbiamo mangiato ottima pastasciutta al sugo e poi siamo discesi rapidamente a Valgoglio, chiudendo un fantastico giro ad anello che ci ha riportato alle nostre automobili.
Quale il bilancio di questi due giorni? Certamente se il nostro folto gruppetto non fosse salito lassù gli appassionati interessati alla serata botanica e alla successiva escursione sarebbero stati pochi. In questo modo invece c’è stata grande soddisfazione di tutti e gratificazione per Germano che tanto si era impegnato per una buona riuscita dell’iniziativa. Io voglio ribadire che sono stati due giorni di grande intensità in alta montagna, a contatto con la natura, con grande spirito di amicizia e tanta voglia di conoscere che, grazie a Germano, è stata pienamente soddisfatta!


Attività culturale nei rifugi alpini, riguardante la flora nella zona del Rifugio Laghi Gemelli, m 1968.
- sabato 9 settembre 2006 ore 21.00
- relatore prof. Germano Federici, socio e coordinatore scientifico del gruppo FAB / Flora Alpina Bergamasca
- domenica mattina il prof. Federici condurrà eventuali persone interessate ad una visita sul campo nei dintorni del rifugio
- di seguito alleghiamo una descrizione sintetica dell’ambiente e della flora che possiamo trovare in queste magnifiche zone
Vegetazione nella zona del Rifugio Laghi Gemelli
· Il sentiero che da Carona sale al rifugio si svolge quasi interamente nel bosco di conifere, costituito dal peccio (Picea excelsa), dall’abete bianco (Abies alba) e dal larice (Larix decidua), che tende a prevalere alle quote superiori. Rododendri (Rhododendron ferrugineum) e mirtilli (Vaccinium myrtillus, V. gaultherioides), già frequenti nelle schiarite, formano estesi arbusteti nella fascia di transizione con le praterie. Verso il Lago di Sardegnana è discretamente diffuso il cembro (Pinus cembra), pur con esemplari giovani.
· Sui detriti umidi, al piede delle pareti rocciose e nelle vallecole, cresce incontrastata l’alneta, fitta boscaglia costituita quasi esclusivamente dall’ontano verde (Alnus viridis); ai suoi margini si sviluppano numerose piante erbacee dalla crescita straordinariamente rigogliosa, il megaforbieto, dove è facile incontrare le folte colonie della salvastrella orobica (Sanguisorba dodecandra), endemita con diffusione limitata ad alcuni settori bergamaschi e valtellinesi delle Orobie.
· I pascoli migliori occupano le aree a morfologia più dolce; fra le foraggere più pregiate è molto comune il cervino (Nardus stricta), un’erba resistente al calpestio, pungente e sgradita agli animali, che la rifiutano favorendone la diffusione. Le fioriture sono più ricche a inizio stagione, quando già tra le ultime chiazze di neve sbocciano copiosi i crochi (Crocus albiflorus), presto seguiti dalle genziane (Gentiana kochiana) e dalla cariofillata montana (Geum montanum); durante l’estate fioriscono il trifoglio alpino (Trifolium alpinum), alcune Campanulacee (Campanula barbata, C. scheuchzeri, Phyteuma betonicifolium) e Composite (Crepis aurea, Leontodon helveticus, Arnica montana).
· Sui pendii assolati ed acclivi si sviluppa il festuceto, una prateria caratterizzata dai grossi cespi glauchi e pungenti della Festuca scabriculmis subsp. luedii. È un’associazione notevolmente ricca, con specie assai appariscenti, quali l’anemone sulfurea (Pulsatilla alpina subsp. apiifolia), il giglio di monte (Paradisea liliastrum), l’astro alpino (Aster alpinus), un bel fiordaliso (Centaurea nervosa), la costolina alpina (Hypochoeris uniflora) e il raro aglio serpentino (Allium victorialis).
· Tra il Lago Marcio ed i Laghi Gemelli, nelle conche di esarazione glaciale, sono presenti numerose torbiere. Anche se poco vistose, vi sono ben rappresentate le carici (Carex canescens, C. fusca. C. stellulata), insieme agli eriofori (Eriophorum scheuchzeri, E. angustifolium, E. vaginatum), riconoscibili per la bianca infruttescenza cotonosa; nascoste tra la coltre degli sfagni (Sphagnum spp.), con la modesta viola palustre (Viola palustris) si possono osservare anche due piccole piante insettivore, l’erba unta (Pinguicula vulgaris) e la drosera (Drosera rotundifolia), la parnassia (Parnassia palustris) e la rarissima scheuchzeria (Scheuchzeria palustris).
· Alle quote più elevate, i vasti macereti sono colonizzati da numerose piante pioniere, fra le più note e appariscenti della flora alpina. Sui conoidi più instabili crescono piante idonee a sopportare lo scivolamento dei detriti, come l’erba storna (Thlaspi rotundifolium), la cariofillata delle pietraie (Geum reptans) e la linaiola alpina (Linaria alpina), mentre sugli sfasciumi maggiormente assestati sono frequenti l’erba camozzera (Ranunculus glacialis), l’androsace alpina (Androsace alpina) e la piccola cardamine a foglie di reseda (Cardamine resedifolia). Sulle pareti e lungo le creste, nelle fessure delle rocce spiccano vistose le primule (Primula hirsuta), la potentilla argentea (Potentilla nitida), varie sassifraghe (Saxifraga exarata, S. moschata, S. paniculata, S. bryoides), il raponzolo rupestre (Phyteuma hedraianthifolium), l’azzurro non-ti-scordar-di-me alpino (Eritrichium nanum) e l’aromatico genepì (Artemisia genepì), mentre la piccola androsace di Vandelli (Androsace vandelli) sfugge facilmente all’osservazione per la sua precoce fioritura. La sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia), la silene a cuscinetto (Silene acaulis) e la primula vischiosa (Primula latifolia) sono comuni tanto sulle rocce che sui detriti stabilizzati.
· Lembi di vegetazione nivale si incontrano nei lievi avvallamenti lungamente intrisi dalla fredda acqua di fusione; sono tappezzati dalle basse spalliere del salice erbaceo (Salix herbacea), accompagnate dai grigi cespetti della canapicchia glaciale (Gnaphalium supinum), dalla margherita alpina (Leucanthemopsis alpina) e dal modesto cerastio a tre stimmi (Cerastium cerastioides).