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Ordine cronologico di proposta dei binomi scientifici che si sono succeduti nel tempo:
1753 Carlo Linneo classifica la specie come Cynosurus caeruleus (Sp. Pl.: 72) - basionimo.
1760 Giovanni Antonio Scopoli (1723-1788) istituisce il genere Sesleria, dedicandolo ad un medico veneziano, Leonardo Sesler († 1785), che scrisse una storia dell’Orto botanico di Padova.
1764 Pietro Arduino (1728-1805), veronese e fondatore dell’Orto agrario dell’Università di Padova, conia il binomio scientifico Sesleria coerulea Ard., accettato da Parlatore (1848), ma modificato da Bertoloni come Sesleria caerulea (1833), e così ripreso da Cesati-Passerini-Gibelli (1867) e da Fiori (1925).
1770 Nicolaus Joseph von Jacquin (1727-1817), il padre della botanica austriaca, nell’opera Hortus botanicus vindobonensis crea il nuovo binomio Aira varia Jacq. 1913 Richard von Wettstein (1863-1931), nel ripubblicare l’opera di A. J. Kerner von Marilaun Schedae ad Floram exsiccatam austro-hungarica del 1881-1913, conia il nuovo binomio Sesleria varia (Jacq.) Wettst., impiegato da Zangheri (1976), Ehrendorfer (1978)] e Pignatti (1982).
2002-2004 Le recenti revisioni sinonimiche di Poldini in La flora vascolare del Friuli Venezia Giulia (2002) e di David Aeschiman, Konrad Lauber, Daniel Martin Moser, Jean-Paul Theurillat in Flora alpina (2004) hanno recuperato da Arduino il binomio da lui coniato ed hanno, si spera definitivamente, stabilito la nuova denominazione scientifica per questa pianta come Sesleria caerulea (L.) Ard.
Sono stati omessi gli altri sette sinonimi storici relativi a varietà o sottospecie del taxon preso in sensu lato che sono riportati nell’Appendix - Elenco dei sinonimi in soprannumero, pag. 1153 del secondo volume di Flora alpina sopra citato.
La spiegazione di tale binomio è quindi ora molto chiara: il nome del genere ricorda il medico Leonardo Sesler, mentre quello definitivo della specie (caerulea) descrive la tonalità dell’infiorescenza azzurrognola, fatto già rilevato da Linneo, che viene ricordato con la sua sigla indicata fra parentesi. Il nome di specie utilizzato da Pignatti ed altri (varia) fa invece riferimento alla sua variabilità biologica, così come descritta da Parlatore (vol. I, pag.313): “La sesleria coerulea varia molto per le foglie più o meno larghe e più o meno scabre nei margini, per la pannocchia ora ovale, ora ovale-allungata”.
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