LA STORIA DEL "SENTIERO"
L''interesse botanico per il monte Arera ha origini lontane. Sicuramente i suoi ripidi pendii furono percorsi dai nostri più valenti pionieri botanici, tra cui L. Rota e E. Rodegher.
L''escursione più famosa fu comunque quella del Prof. G. B. Traverso, docente di Botanica all''Università di Padova, che la volle celebrare con la pubblicazione nel 1908 di un piccolo opuscolo dal titolo " Una salita botanica al Pizzo Arera".
L''importanza scientifica di tale monografia indusse il prof. Claudio Brissoni a farla pubblicare sull''Annuario 1975 del CAI di Bergamo e sul Notiziario FAB n° 5 dell''aprile 1994. Un altro valente botanico straniero, P. Chenevard, nella "Florula di Roncobello" del 1912 citò alcune specie interessanti presenti sui pendii dell''Arera. Nel 1949, F. Lona descrisse qui per la prima volta la Linaria tonzigii, mentre nel 1957 i botanici H. Merxmuller e F. Ehrendorfer descrissero il Gallium montis arerae: questi due rarissimi fiori hanno pertanto nell''Arera il loro "locus classicus" di prima descrizione.
Negli anni ''60 e ''70 del secolo scorso, sulle tracce dei botanici sopra citati, Claudio Brissoni iniziò lo studio sistematico della flora del massiccio del monte Arera.
Assieme ad altri amici ed appassionati di flora, dopo varie rilevazioni, individuò nel tratto tra la Capanna 2000 ed il passo del Branchino la zona con la maggiore concentrazione di rarità botaniche, i cosiddetti endemiti. Questo tratto di sentiero, proprio per la sua straordinaria ricchezza di specie, venne denominato "Sentiero dei Fiori".
La prima pubblicazione di questo stupendo itinerario floristico comparve sull''Annuario 1979 del CAI di Bergamo. Seguirono altre pubblicazioni, finché il "Sentiero dei Fiori" venne ufficialmente riconosciuto dal Centro Educazione Ambientale della Regione Lombardia nel 1987.
Nei pressi del Rifugio "Capanna 2000" sull''Arera è visibile la mostra permanente sul "Sentiero dei fiori Claudio Brissoni"