”L’aristolochia è così nominata imperocchè mirabilmente aiuta alle donne di parto” . Così inizia in P.A.Mattioli la descrizione di questo genere di piante (1567, Discorsi sulla Materia Medica, vol.3, pagg. 359-61) e tale sintesi descrittiva spiega benissimo la derivazione filologica del nome, tratto da due parole greche άριστος (leggi àristos) = ottimo e λοχεία (leggi lochèia) = parto, con significato complessivo di “[pianta] ottima [per favorire] il parto”. Anche il secondo termine del binomio scientifico, clematitis, (proposto da C. Linneo nel 1753 copiando i nomi antichi ed ancora oggi in uso), deriva dall’aggettivo greco κληματίτις (leggi clematitis) che significa “sarmentoso”, in riferimento al fusto flessuoso della pianta.
Questo taxon è ricordato come pianta medicinale da Dioscoride (c.50 d.C.: cfr. De materia medica, libro III, cap. IV), Gaio Plinio Secondo (c. 70 d. C.: cfr. Storia Naturale, libro XXV, cap. 54 e libro XXVI, cap. 90) e Galeno (II sec.d.C.); il suo uso terapeutico è durato per secoli come ben dimostra l’opera di Mattioli s.c., ma oggi tutte le specie del genere sono considerate altamente velenose, perché contenenti un alcaloide tossico (aristolochina) e sostanze sospette di cancerosità (Agradi, Redondi, Botti, 2005, Conoscere le piante medicinali, p. 201); ne è quindi proibito l’uso empirico e popolare.
Fra le curiosità inerenti alla pianta non si possono infine trascurare le notizie relative alla singolare biologia delle aristolochiacee per garantirsi l’impollinazione incrociata, strategia che si trascrive per estratto da G. Dalla Fior, 1926, La Nostra Flora, pp. 276-77, perché ivi mirabilmente descritta:
”La maturazione del pistillo avviene qualche giorno prima di quella degli stami, così che il fiore si può considerare da principio come femminile e quindi come maschile: Quando si trova nel primo stadio, la parete interna del tubo del perigonio è rivestita di peli piuttosto rigidi e diretti verso il fondo i quali permettono …a zanzare o moscerini di scendere fino al fondo del fiore, che ha le pareti succose, ma non di ritornare ed uscire….La loro però non è una prigionia a vita. Dopo che le antere si sono aperte e il polline ne è uscito... i peli avvizziscono e la via del ritorno alla libertà si riapre per i minuscoli prigionieri…[che] se ne vanno coperti di polline… e si introdurranno in altri fiori di Aristolochia ancora nello stadio femminile…il pistillo verrà [così] sicuramente fecondato.”