L’alloro, che è un albero dioico cioè con fiori maschili e femminili disposti su piante diverse, ha rami giovani verdi con lenticelle allungate e foglie sempreverdi, coriacee, alterne, lucide di sopra e profumate. Quest’albero cresce spontaneo e qua e là naturalizzato nelle isole e nell’Italia centro-meridionale (Maremma, Lazio e Campania), si ritrova anche coltivato sulle rive dei maggiori laghi dell’Italia settentrionale, dove le condizioni climatiche sono di tipo mediterraneo.
Il binomio scientifico creato da Linneo nel 1753 racchiude in sé due termini latini di cui quello del genere riprende la denominazione latina della pianta (Laurus) ed il vocabolo usato per la specie utilizza l’aggettivo nobilis nel suo significato più elevato.
L’alloro è infatti l’albero classico per eccellenza per esprimere le virtù umane; questa pianta, ispiratrice del mito greco di Apollo e Dafne trasformatasi in alloro per non tradire la propria verginità, simboleggiava la Vittoria, per cui nei giochi pitici di Delfi agli atleti vincitori si offriva una corona composta con i suoi rami intrecciati.
Quest’albero era inoltre considerato “pianta profetica”, in quanto dal crepitio delle sue foglie bruciate sull’altare si traevano auspici favorevoli per le opere intraprese. Al tempo di Cesare Augusto il lauro venne riservato all’Imperatore, diventando quindi anche simbolo di regalità; infine, in onore delle Muse, divenne simbolo delle arti e della poesia, come ben testimoniato anche dal Petrarca, che fu coronato con l’alloro poetico a Roma nel 1341. Nel medioevo con i suoi rami ornati di bacche, che testimoniavano le grandi virtù curative dell’ alloro, si coronava il capo dei nuovi dottori in medicina, pratica per la quale vennero in uso la parola italiana “laureato” e quella francese “baccalaureat” per onorare tutti coloro che conseguivano in Italia un titolo universitario, o, in Francia, l’equivalente del nostro diploma di maturità. Non si deve infine dimenticare che le foglie dell’alloro possono servire per aromatizzare vivande di carne, fichi secchi e, in Bergamasca, le castagne bollite.