Anche il ginepro, alberetto o cespuglio appartenente alla famiglia delle Cupressaceae, nei mesi autunnali offre ai cercatori di frutti di bosco i propri doni. Sui suoi rametti dalle foglie verticillate e pungenti durante i mesi di ottobre e novembre maturano infatti i piccoli galbuli nero-azzurrognoli sferici e lucenti, ma velati da un sottilissimo strato di cera. La droga in essi contenuta, che ha effetti balsamici, diuretici e lassativi, era nota fin dall’antichità ed è ricordata anche da Galeno.
Facilissima è l’etimologia del binomio scientifico linneano (1753), in quanto racchiude in sé due termini latini, di cui quello del genere riprende la denominazione antica della pianta (Iuniperus) e quello usato per la specie utilizza l’aggettivo communis nel suo significato più ovvio e consueto.
I galbuli sono molto utilizzati in liquoreria (Gin e grappe), per aromatizzare la selvaggina, lo stufato e la carne di maiale; si accoppia bene anche con le verdure della famiglia delle Crocifere, come il cavolo. Le bacche vanno però usate con cautela dai soggetti con disturbi renali e gastroenterici.