Alcune piante di questa famiglia sono molto usate, ad es. il corbezzolo, l'uva ursina o il mirtillo nero, utile per contrastare la fragilità capillare anche a livello retinico.
E' dimostrata la tossicità, invece, del Rhododendron genere.

In bergamasca sono comuni sia la variante che cresce su calcare (Rhod. hirsutum) che quella che vive sul silicio (Rhod. ferrugineum). Esse contengono diterpeni detti graianotossine responsabili della tossicità sia nelle foglie che nei fiori e in particolare nel nettare (e pertanto nel miele!).
E' descritto un episodio storico riferito a molti soldati dell'esercito di Ciro il Giovane che, dopo avere saccheggiato un villaggio di un altopiano turco dove veniva praticata l'apicultura e dove il rododendro era il fiore prevalente, mangiarono miele in gran quantità sentendosi poi molto male!
Casi di intossicazione da miele si osservano tuttora in Turchia, Austria, Nepal e Canada. I sintomi sono bradicardia, già dopo 1-2 ore, ipotensione, aritmie, sudorazione, vomito, dolori muscolari, stato di astenia profonda e agitazione. L'ingestione di fiori o foglie in piccola quantità non giustifica trattamenti drastici, ma certamente occorre attenzione.