Molte piante di questa famiglia sono di largo utilizzo in fitoterapia (Artemisia, Camomilla, Calendula, Elicriso, Achillea, Inula...) e altre di largo uso alimentare (carciofo, girasole, lattuga, cicoria, indivia, sedano, dragoncello...). Da alcune di esse l'industria farmaceutica ha estratto principi tuttora usati quali la silimarina, somministrata come antiepatotossico. Appartiene a questa famiglia l'ambrosia, una delle piante maggiormente responsabili di allergie respiratorie, in fase di grande espansione sul nostro territorio.
Alcune asteraceae (come la Tussillago farfara) sono certamente pericolose per il fatto di contenere alcaloidi della pirrolizidina, che sono derivati del pirrolo: ossidati nel fegato provocano gravi danni alle cellule endoteliali e possono causare ipertensione portale, con malattia epatica veno-occlusiva, epatomegalia e formazione di ascite.
Altre, come i:
Seneci, contengono nelle parti radicali alcaloidi ad attività simil-digitalica. I seneci sono piante da non utilizzare più e, secondo Severino Viola (autore del libro "Piante medicinali e velenose della flora italiana"), "..dovrebbero essere bandite dalla farmacia popolare..", che le propone soprattutto come regolatori della funzione venosa e come stimolatori mestruali. Le parti sotterranee dei seneci contengono quasi sempre un alcaloide fortemente tossico, la senecionina, e un principio resinoso, la senecina, che sembra avere un'azione simil-digitalica. Anche i generi Adenostyles, Doronicum (dall'arabo "doronigi" = pianta venefica) e Petasites contengono come i seneci alcaloidi della pirrolizidina e sarebbe meglio non utilizzarli. |  |
 | Tussillago farfara, si pensi che la tussillago è stata in passato il simbolo dei farmacisti francesi e costituisce un chiaro esempio di come anche per i principi cosiddetti naturali a volte occorrono secoli prima di rendersi conto di quanto possano essere pericolosi. E' stata molto usata per curare la tosse. In numerosi paesi la sua ingestione è ora proibita. E' descritto un recente caso di donna gravida che beveva un infuso per sedare la propria tosse e che ha dato alla luce un bimbo morto a 5 giorni di vita per insufficienza epatica. |
Arnica, i suoi fiori sono tossici e anche le pomate (indicate sopecialmente per contusioni) non andrebbero applicate su ferite aperte. A forti dosi dà tachicardia, tremori e anche morte per asfissia. |  |
 | Artemisia absinthium, un tempo usata per aromatizzare liquori (uno era omonimo, l'assenzio) è ora vietata per questo uso. Contiene derivati del terpene dotati di neurotossicità, soprattutto possibile per un consumo prolungato attraverso infusi e liquori. Piante simili, quali il genepì, paiono invece innocue e il liquore da essi derivato è tuttora prodotto sia industrialmente che artigianalmente. |