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LILIACEAE
Sono piante spesso sfruttate dall'industria farmaceutica per l'estrazione di sostanze quali la colchicina (usata per la gotta), glicosidi cardiaci, estratti protettivi vascolari, lassativi, ma anche da quella alimentare (agli, asparagi..). Una delle liliaceae attualmente più utilizzate in fitoterapia è l’aloe. La loro tossicità è dovuta:
-ad alcaloidi (contenuti ad es. nella Fritillaria oltre che nel Veratro)
-a glicosidi cardiaci (Ornithogalum e Mughetto)
-a sapogenine (Paris quadrifolia e Polygonatum)
| Fritillaria tubaeformis, sporadicamente presente in numerose località bergamasche su pascoli pingui, questo splendido fiore contiene specialmente nel bulbo alcaloidi cardioattivi.
Ornithogalum umbellatum, l’ornitogalo più diffuso, ma non il solo, sul nostro territorio, e contiene glicosidi cardioattivi ancora in fase di studio, è volgarmente chiamato "Latte di gallina e cipollaccio" e solo I'ingestione di grandi quantità di bulbi darebbe sintomi seri. |
Convallaria majalis (mughetto), apprezzatissima per il suo profumo delicatissimo, la pianta contiene glicosidi cardiaci ad attività cardiotonica, tra cui il più efficace è la convallotossina, isolata nel 1929, e sfruttata dall'industria farmaceutica. Altri due glicosidi cardioattivi isolati sono la convallarina e la convallamarina. L'ingestione in particolare delle bacche fresche è pericolosa, ma si sono verificati anche avvelenamenti di bambini per aver bevuto l'acqua in cui erano stati posti mazzetti di mughetti.
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 | Paris quadrifolia, chiamata anche "uva di volpe" per la grossa bacca di colore nero che produce, in ogni sua parte contiene glucosidi che ne determinano la tossicità, detti paridina e paristifina. L'ingestione di bacche determina dolori gastrici e colici fortissimi, sebbene non siano descritti casi mortali.
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Polygonatum gen., sul territorio bergamasco sono comuni tre specie: il Pol. odoratum ("Sigillo di Salomone"), il Pol. multiflorum e il Pol. verticillatum.
Contengono un glicoside del gruppo delle saponine affine alla convallarina del mughetto. Nei bimbi sono stati segnalati casi anche mortali per ingestione di bacche.
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 | Ma certamente le liliaceae più pericolose sono:
Colchicum autumnale
, l nome deriva dalla "Colchide" (nome greco dell'attuale Georgia), patria di Medea, mitica fabbricatrice di veleni. Medea, secondo il mito del "Vello d'oro", avvelenò col colchico i figli avuti da Giasone dopo il suo abbandono.
Dai suoi semi viene estratta la colchicina (contenuta dallo 0,20 allo 0,40%), alcaloide fortemente tossico dotato di attività antimitotica e antinfiammatoria che viene opportunamente sfruttata in medicina. Essa è contenuta anche nei suoi bulbi a concentrazioni minori varianti dallo 0,03 allo 0,06%.
Cresce a fine estate/inizio autunno nei prati e nei pascoli e non viene mangiata né dai bovini né dai cavalli. Ad alte dosi i suoi effetti possono essere letali, provocando insufficienza cardiaca acuta, mentre a piccole dosi causa disturbi intestinali e specialmente diarrea profusa, con possibilità per dosi medie di dare aplasia midollare e pertanto facilità ad infezioni ed emorragie.
Il profano talvolta lo confonde coi crochi (crocus albiflorus e biflorus) che peraltro crescono nei prati in primavera e sono del tutto innocui.
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Veratrum album, comune nei prati e nei pascoli di montagna è una pianta tra le più velenose in assoluto. Severino Viola asserisce che il succo del rizoma serviva per avvelenare le frecce e il decotto era usato come insetticida per le mosche e come topicida. La sua radice è stata in passato usata per reumatismi e disturbi nervosi, oltre che, esternamente, per la scabbia. Ne vengono estratti alcaloidi per curare l'ipertensione, specialmente dalle radici. C'è peraltro un basso margine terapeutico! Le sostanze attive presenti non solo nel rizoma ma anche in tutte le altre parti della pianta sono alcaloidi (protoveratrina, jervina..).
Spesso il veratro viene confuso con la Genziana lutea, con la Genziana punctata o con quella porporina, piante con cui condivide l'habitat e il periodo di crescita oltre che la morfologia abbastanza simile, specialmente prima della loro fioritura. Sono peraltro ben diverse, ad un esame attento, sia le foglie che le radici e, se c'è il fiore, è del tutto improbabile un errore.
I sintomi sono nausea, vomito, stato soporoso, diminuzione di pressione arteriosa e frequenza cardiaca per un fenomeno di eccitazione vagale. Sono descritti anche casi di intossicazione per grappe preparate con radici di veratro anziché di genziana.
Problemi analoghi possono essere causati anche dal Veratrum nigrum. |   |
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