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CURIOSITA' SU COLCHICUM AUTUMNALE



Colchicum autumnale L.
Colchico d'autunno o zafferano falso
Come noto, questa pianta velenosa ha un ritmo biologico del tutto particolare: infatti, contrariamente alla stragrande maggioranza dei fiori bergamaschi, essa emette le sue corolle roseo-violacee in autunno e ma-tura le sue capsule contenenti i semi in primavera.
Proprio dall’osservazione di tale specificità biologica della pianta, lo svedese Carlo Linneo, il fondatore della sistematica vegetale moderna, nel 1753, ha tratto lo spunto per designare la specie come “autumnale” (dall’ analoga voce latina).
Egli ha invece desunto il nome del genere Cólchicum dagli antichi trattati di medicina di Dioscoride e Galeno, che nelle loro opere descrivono perfettamente una pianta velenosa (simile alla nostra) che fioriva in Cólchi-de (l’antico nome greco dell’odierna Georgia russa) e che era utilizzata per i suoi “filtri magici” dalla famosa maga Medea, che lì viveva. Ella è infatti ricordata nel mito di Giasone e del “Vello d’oro”, dove si narra che, per vendicarsi dell’abbandono da parte di lui, Medea avvelenò col colchico i propri figli avuti da Giasone, ol-trechè la sua nuova amante Creusa e suo padre Creonte.
Nel dialetto bergamasco E. Caffi registra molte voci per questa strana, ma evidente e velenosa specie, fra cui bilì di af in Val Canale, ciochìne a Carenno, segàmboi a Gandino, cornagì a Oltre il Colle e segàmboi d’la poèrtà a Nasolino.
Colchicum autumnale


 

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