Da ricercare

Gentiana alpina Vill.

Gentiana alpina Vill.

Specie alpino-pirenaica, è presente sulle Alpi nella porzione occidentale della catena, ma sempre sul versante francese e svizzero, raggiungendo il medio Vallese e ricomparendo nuovamente in una limitata porzione delle Alpi centro-meridionali compresa tra il Canton Ticino e le Orobie Occidentali. Nel dettaglio, in quest’ultima area la specie è diffusa sulle Alpi Lepontine Meridionali lungo il confine italo-svizzero dalla Val Cavargna fino al monte Cardinello, riapparendo poi sul monte Sasso Canale tra le province di Como e Sondrio. Nelle Alpi Orobie Occidentali l’areale si estende sul crinale dal monte Legnone fino alla Val Gerola, alla Bocchetta di Stavello ed alla Cima del Cassero (stazioni più prossime al confine bergamasco). L’habitat di elezione è costituito da pascoli alpini e subalpini su substrato siliceo, ma può colonizzare anche ambienti più marcatamente di crinale con roccia affiorante.

Distribuzione nelle Alpi di Gentiana alpina Vill. (modificato da Aeschimann et. Al., 2004)

E’ specie stolonifera che forma estesi tappeti, ben riconoscibili per il caratteristico colore verde chiaro o un po’ glauco, oltre che per la nervatura centrale singola (trinervie in G. clusii e G. acaulis, con le quali potrebbe essere confusa). Il periodo di fioritura va da metà giugno alla prima decade di luglio, a seconda delle quote, ma le rosette assolutamente particolari la rendono ben riconoscibile in qualsiasi stagione.

Gentiana alpina Vill. , Val Stretta (TO), giugno 2020

Dove cercarla?

Per quanto riguarda la nostra provincia mancano dati storici. Nelle indicazioni più antiche provenienti da Alcide Rodegher è indicata per i “monti della Val Varrone”, in provincia di Lecco ma prossimi al confine bergamasco. Arietti (1964), la segnala nel bresciano, tra il passo di Crocedomini e il monte Frerone, segnalazione mai confermata successivamente, e che, alla luce della distribuzione alpina di questa specie appare assai improbabile. La sua presenza in bergamasca è però plausibile, in quanto le popolazioni sondriesi sono poste a pochissima distanza dal gruppo del Pizzo dei Tre Signori, estremo limite occidentale bergamasco nelle Orobie, poco esplorato floristicamente a causa della sua natura piuttosto impervia. Pertanto, ricerche accurate nell’area, in particolare lungo il crinale dal Passo di Gandazzo al Pizzo dei Tre Signori, nonché sul ripido versante meridionale del Pizzo Tre Signori, potrebbero avere un esito positivo. In questo caso, inoltre, l’attività di ricerca è grandemente aiutata dalla facilità di riconoscimento della pianta, ben distinguibile in ogni stagione.

Gentiana alpina Vill. ,Val Cavargna (CO), giugno 2013
Gentiana orbicularis Schur.

Gentiana orbicularis Schur.

Si tratta di una specie orofita Sud-Europea, i cui habitat d’elezione sono gli sfasciumi ed i suoli lungamente innevati da 2.000 a 3.000 m di quota, tipicamente su substrati calcareo-dolomitici. Nelle Alpi è presente su tutta la catena, dalle Marittime alle Giulie, ma sempre piuttosto rara nei settori periferici e con ampie lacune distributive. La prima segnalazione bergamasca (con il sinonimo di Gentiana verna L. var. Favrati Gremli) si deve a Emilio e Alcide Rodegher (1929) per l’altopiano di Selvino, località poco verosimile considerata la quota; alla sua origine c’è un campione raccolto nel 1914, conservato a Pavia nell’Erbario Rodegher, rivisto dal nostro socio Germano Federici come appartenente a Gentiana verna. Bisogna quindi attendere 61 anni per nuove segnalazioni, consistenti in dati d’osservazione tra il monte Spondone e il passo di Mezzeno (1990), sul crinale tra il monte Gleno ed il Pizzo Tre Confini (1990), lungo il Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni (1993), al Monte Aralalta (1998) ed al Lago di Bondone (1999). Ad eccezione del Sentiero dei Fiori e dell’Aralalta, tutte le osservazioni si riferiscono a substrati silicei. Purtroppo, per nessuna di queste stazioni disponiamo di materiale iconografico, o di campioni d’erbario, ed essendo trascorsi ben 21 anni dall’ultima osservazione presunta, è indispensabile avere una conferma della presenza di questa specie in Bergamasca. La conferma si rende oltremodo necessaria in quanto G. orbicularis, soprattutto ad alta quota, è frequentemente oggetto di confusione con G. bavarica ssp. subacaulis, da cui si distingue per le foglie di taglia maggiore (> 1 cm) e con margine marcatamente papilloso.

Distribuzione alpina di Gentiana orbicularis. Immagine rielaborata da Flora Alpina (Aeschimann et Al., 2004)

Dove cercarla?

I riferimenti a disposizione sono, in questo caso piuttosto precisi, pertanto il primo passo è una verifica delle osservazioni pregresse, in particolare il tratto di crinale tra il passo di Mezzeno ed il Monte Spondone, il Lago di Bondone, e, anche se difficilmente percorribile dai semplici escursionisti, ma proprio per questo poco indagato floristicamente, il crinale che collega il monte Gleno al Pizzo Tre Confini. Meno promettenti appaiono invece le indicazioni storiche per Selvino di Rodegher (quota molto bassa e il campione non conferma la segnalazione), l’indicazione per il monte Aralalta, che supera solo di pochi metri quota 2.000, oltretutto non confermata successivamente dall’autore (Cavadini, 2009); anche la segnalazione di Rieder per il Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni, molto frequentato da floristi di tutta Europa, finora non è stata confermata. Il fatto che le segnalazioni più recenti collochino G. orbicularis su substrati prevalentemente silicei, contrariamente alla letteratura che le attribuisce una spiccata preferenza per quelli calcarei, non pare un indizio negativo; nelle aree di probabile osservazione sono presenti il Verrucano Lombardo e la Formazione di Collio, le cui rocce contengono piccole percentuali carbonatiche. Inoltre, mi è personalmente capitato di osservarla anche in aree totalmente prive di carbonati, come nei pressi del Passo Rombo (Alpi dell’Otzal, Tirolo). Per quanto riguarda le aree a substrato calcareo-dolomitico, stante la spiccata ipsofilia della specie, le ricerche dovrebbero concentrarsi nelle aree più elevate: Pegherolo, Cima di Menna, Arera, Ferrante, Presolana e gruppo del Cimone della Bagozza – Pizzo Camino. Infine, un’ultima avvertenza: se individuate piante che vi paiono essere Gentiana orbicularis, oltre a raccogliere eventualmente un campione, fotografate sempre le foglie e la rosetta basale: il solo fiore non è sufficiente per una corretta determinazione.

Gentiana orbicularis , Valle di Slingia, 01/07/2018

Androsace villosa L.

Androsace villosa L.

Specie orofita sud-europea, piuttosto variabile, include diverse sottospecie. Il suo areale, esteso, dai monti Cantabrici (Spagna), fino ai Carpazi, alla Turchia ed alla Russia centrale, include sia catene meridionali (Appennini) che entro-europee (Giura). Sulle Alpi presenta una caratteristica distribuzione disgiunta: si rinviene sull’arco alpino occidentale fino allo spartiacque tra Val di Susa e Val Chisone, “scompare” nelle Alpi Centrali, dalla destra idrografica della Val di Susa fino al Trentino, per poi “riapparire” sulle Alpi Orientali a partire dalle Dolomiti Venete.

Androsace villosa L. Distribuzione alpina. Immagine rielaborata da Flora Alpina (Aeschimann et Al., 2004)
Androsace villosa L. Fotografata presso Campo Imperatore (AQ), Appennino, Luglio 2017

E’ piuttosto semplice da riconoscere rispetto alle altre Androsace bergamasche ed alpine, in quanto presenta rosette fittemente ricoperte da lunghi peli. I fiori sono invece portati da peduncoli di 1-3 cm. In provincia di Bergamo questa specie è stata segnalata prima da Rota (1853), per i “monti Gavia e Ridorta” , successivamente indicata ancora da Rodegher e Venanzi (1894) genericamente per la “Val di Scalve”. Non mancano indicazioni anche per territori limitrofi, in particolare per le Grigne, dove Comolli (1824) la indica per il “Monte Codeno”. La specie non è più stata osservata da allora, nonostante le assidue ricerche si qui condotte dai soci del gruppo FAB. La sua presenza nel territorio bergamasco non è però impossibile, considerata la distribuzione alpina generale e la testimonianza di un campione presente nell’Erbario Rota, conservato presso l’Orto Botanico di Bergamo, proveniente dalla “Val di Scalve” che è stato confermato come appartenente ad Androsace villosa dal nostro socio Giovanni Perico.

Rota (1853), estratto del “Prospetto della Flora della Provincia di Bergamo”, dove è indicata la presenza di Androsace villosa L.

Dove cercarla? I riferimenti a disposizione sono purtroppo molto generici, e non aiutano in una ricerca “mirata”. A. villosa è specie che preferisce substrati calcareo-dolomitici, il cui habitat d’elezione sono le praterie sassose, coni detritici o roccette dei piani altitudinali subalpino ed alpino (dai 1.500 ai 2.500 m di quota). Il periodo di fioritura va da maggio a luglio, ma la specie è ben riconoscibile anche sfiorita, a causa della caratteristica villosità. Gli habitat adatti ad ospitarla non mancano in Bergamasca, dove – oltre agli affioramenti calcareo-dolomitici – non sono da escludersi nella ricerca anche le montagne caratterizzate da roccia silicea, in particolare dove affiora la Formazione di Collio che può contenere i carbonati congeniali a questa specie. Il “monte Ridorta” (= Monte Redorta, in alta Val Seriana), per esempio, indicato da Lorenzo Rota, è proprio costituito da rocce di questa formazione. In considerazione del non facile accesso del monte Redorta (elevato dislivello dalle località di partenza del fondovalle) è assai probabile che vi rimangano aree ancora inesplorate dal punto di vista botanico. Le aree circostanti il monte Redorta sono quindi delle buone candidate per chi volesse tentate di rintracciare Androsace villosa in bergamasca.