Ricerche concluse

Censimento della flora vascolare della Filaressa

CENSIMENTO DELLA FLORA VASCOLARE DELLA FILARESSA

La ricerca, iniziata nel 2011 e protrattasi fino al 2019, ha perseguito il duplice scopo di indagare metodicamente la flora della Filaressa per rilevare tutte le specie presenti e la loro localizzazione, nonché l’estensione dei vari ambienti vegetazionali, al fine di poter valutare in futuro l’entità delle modificazioni in atto, dovute alla generale riduzione dell’intervento antropico, alla conseguente ripresa della vegetazione spontanea ed al cambiamento climatico. Il territorio indagato è stato suddiviso in 126 Unità Gegrafiche Operazionali (OGU) utilizzando una griglia a maglie di 20” in latitudine (circa 615 m) e 30” in longitudine (circa 650 m), congruenti con il reticolo adottato per il progetto internazionale di cartografia floristica dell’Europa Centrale (CFCE); ogni OGU è stata esplorata sistematicamente nelle diverse stagioni e in tutte le tipologie ambientali. La ricerca ha consentito la raccolta di 21.405 dati georeferenziati relativi a 759 specie, alcune delle quali nuove per il territorio indagato ed anche per la bergamasca.

La specificità ed il fascino della Filaressa si devono ad una serie fortunata di fattori naturali ed antropici, che solo in parte si ritrovano sulle montagne vicine, non a caso floristicamente più povere.

Collocata sul crinale principale tra le valli Brembana e Seriana, è costituita quasi totalmente da dolomie, nella Bergamasca diffusamente presenti alcune decine di chilometri più a Nord e delle quali rappresenta l’ultima isolata propaggine, scivolata verso la pianura portando con sé tutto l’originario corredo di specie vegetali.

La sua morfologia è più dolce sul versante meridionale, soprattutto nella fascia compresa fra 800 e 1.000 metri, dove si collocano il pianoro degli Spiazzi, il piccolo insediamento di Castello (872 m) e varie cascine sparse nei prati, testimonianze dell’intenso utilizzo del territorio da parte dell’uomo; più aspro e tormentato è il versante settentrionale, a tratti ripidissimo, con frequenti pareti rocciose e profonde incisioni.

La differente esposizione dei versanti comporta la distribuzione delle piante in funzione delle loro esigenze termiche. Sul caldo e asciutto versante meridionale si sviluppa il bosco termofilo dominato dal carpino nero e dall’orniello ed è facile incontrare molte specie di origine mediterranea o mediterraneo-montana, resistenti all’aridità ed alle alte temperature estive, in genere abbastanza diffuse sui rilievi prealpini più esterni.

Sul versante settentrionale, più ombroso e umido, trovano condizioni ideali di vita il bosco fresco, una minuscola faggeta e un consistente gruppo di specie proprie della media montagna, molte delle quali solitamente si incontrano a quote più elevate; inoltre, nelle nicchie e nelle fenditure delle pareti sempre in ombra si verificano condizioni microtermiche che giustificano la presenza a bassa quota di alcune specie schiettamente alpine.

Gli ambienti rocciosi si rivelano particolarmente ospitali anche per un consistente gruppo di specie endemiche o rare, con diffusione assai circoscritta sulle montagne bergamasche e, in genere, sull’intera catena alpina.

Significativa è la presenza dell’acqua, abbondante sul fondo delle profonde forre che delimitano il monte e che alimenta modeste sorgenti di versante quando le porose dolomie si appoggiano sugli strati impermeabili delle argilliti, dando vita ad ambienti umidi circoscritti ma preziosi per le specie che ospitano.

I fattori naturali danno in gran parte ragione della ricchezza floristica della Filaressa, ma decisiva si rivela anche la qualità della presenza umana, nei secoli passati all’origine di importanti modificazioni ambientali ed ancora oggi significativa, pur se ridimensionata. L’intervento dell’uomo, ancora evidente nella struttura e composizione dei boschi, è indispensabile per il mantenimento dei prati da fieno, complesse associazioni erbacee dotate di una ricca biodiversità, costituite da innumerevoli specie, anche se non tutte importanti dal punto di vista produttivo; piante con esigenze differenti vi convivono in un equilibrio delicato, che si mantiene stabile fino a quando dura la cura dell’uomo. Al venir meno degli sfalci, questi prati che ammantano i versanti di vivaci fioriture multicolori sono progressivamente riconquistati dal bosco; attualmente la loro presenza è in forte contrazione su tutta la montagna bergamasca.

I fattori brevemente elencati si ritrovano tutti insieme solo sulla Filaressa, giustificandone la diversità e la ricchezza rispetto ai monti circostanti. Il Canto Alto (calcareo), il Costone e il Podona (dolomitici), pur condividendone in parte la geologia, presentano forme meno accidentate ed esposizioni meno favorevoli per le piante microterme, mancano di zone umide e negli ultimi decenni hanno visto la scomparsa dei prati da fieno, tutti elementi che si traducono in una ridotta diversificazione degli habitat, cui corrisponde un minor numero di specie. Per inquadrare quantitativamente il fenomeno, ad oggi, fra le specie rinvenute in Filaressa, sono 374 quelle mai osservate sul Canto Alto, mentre il caso opposto si verifica solo per 55 specie.

I risultati della ricerca sono pubblicati in forma sintetica nel volume “FILARESSA, GUIDA LLA FLORA DEGLI AMBIENTI NATURALI“, comprendente anche una selezione delle specie.

Censimento della flora vascolare della Lombardia centro-orientale

CENSIMENTO DELLA FLORA VASCOLARE
DELLA LOMBARDIA CENTRO-ORIENTALE

Si tratta del progetto più impegnativo che ha coinvolto i ricercatori del FAB, con la finalità di censire tutte le entità floristiche vascolari (felci, gimnosperme ed angiosperme) presenti sul territorio bergamasco e mapparle secondo le modalità proprie della cartografia floristica dell’Europa Centrale (CFCE).
Il territorio provinciale è stato suddiviso in 105 quadranti misuranti all’incirca 6.5 x 5.5 km di lato (36 kmq), esplorati sistematicamente in oltre venti anni, annotando accuratamente le specie presenti in ognuno e confrontando i ritrovamenti con gli elenchi floristici del passato, constatando conferme, specie nuove e, purtroppo, registrando anche delle scomparse.
La ricerca, iniziata nel 1989, ha coinvolto numerosi rilevatori, dapprima concentrati solo su un gruppo ridotto di famiglie più “semplici” e di facile approccio, ma in seguito esteso a tutta la flora vascolare; nel 2001 si è fuso con l’analogo progetto in corso nella provincia di Brescia, uniformando metodi e criteri di rilevamento sul campo e provvedendo alla raccolta di esemplari di specie critiche e all’allestimento di un erbario, dapprima depositato presso la sede del FAB e oggi custodito presso l’Orto Botanico di Bergamo (sigla internazionale: BER).
Per la revisione dei gruppi critici (Alchemilla, Taraxacum, Rubus, Hieracium, Gentianella, Festuca…) sono stati contatatti specialisti italiani ed europei.
Durante la ricerca sono state inoltre individuate e descritte alcune entità nuove per la scienza, fra cui Alchemilla bonae (FRÖHNER, 2005), A. federiciana (FRÖHNER, 2005), A. martinii (FRÖHNER, 2012), Hieracium brevifolium Tausch subsp. lombardense (GOTTSCHLICH, 2006), H. insubricum (GOTTSCHLICH, 2006), Moehringia concarenae (FENAROLI & MARTINI, 1992), Campanula martinii (FENAROLI ET AL., 2013) e Viola culminis (FENAROLI & MORALDO, 2003).
Complessivamente sono stati raccolti oltre 600.000 dati (di osservazione, d’erbario e bibliografici), confluiti in un database appositamente sviluppato, in grado di elaborare con la maggior precisione possibile lo stato delle conoscenze floristiche acquisite nel tempo, restituendone una visione d’insieme complessiva che ha permesso di indirizzare la ricerca e produrre utili sintesi.
Supervisore scientifico del progetto è stato il prof. Fabrizio Martini, docente di Botanica Sistematica e Geobotanica presso l’Universtità degli Studi di Trieste. Nell’autunno 2012 ha infine visto la luce la FLORA VASCOLARE DELLA LOMBARDIA CENTRO ORIENTALE (MARTINI ET AL., 2012), in due volumi, il primo dedicato alla sintesi della ricerca e al repertorio critico della flora, il secondo all’atlante corologico, ovvero una raccolta di mappe distributive per ognuna delle specie censite, con l’indicazione dei quadranti di rinvenimento.
A quella data risultavano censiti 854 generi, 2.853 specie e 868 sottospecie. E’ bene comunque sottolineare la presenza di 189 generi che includono 508 specie appartenenti al contingente esotico, sempre più numeroso negli ultimi anni.
Il progetto di cartografia floristica continua tutt’ora, con il costante aggiornamento della mappe distributive e con ritrovamenti di specie nuove per il territorio provinciale, rare o non più segnalate dalle flore pregresse; chiunque può contribuire a questa ricerca segnalando le specie che osserva.

Dati storici per quadrante precedenti al 1968

La carta mostra la quantità e la distribuzione dei dati storici (biblografici e d’erbario) pubblicati per il territorio indagato. Complessivamente sono stati considerati 34.635 dati attribuibili senza ambiguità ad un quadrante, cioè solo una parte relativamente ridotta delle citazioni che compaiono nelle flore pregresse, spesso troppo generiche (“selve de’ monti”, Val Brembana, ecc.). La distribuzione dei dati rispecchia una disomogeneità evidente tra le aree planiziali e quelle montuose, dove si è maggiormente focalizzato l’interesse dei floristi; i pochi quadranti che superano le 400 specie corrispondono alle zone, per vari motivi, maggiormente indagate. Nella bergamasca queste coincidono con il territorio di Carenno (ora in provincia di Lecco), luogo natale di Lorenzo Rota, nonché con i dintorni di Adrara e Bergamo, dove risiedette a lungo ed esercitò la professione di medico; in pianura, l’elevato numero di specie censite a Romano si deve alla frequentazione assidua di Emilio Rodegher, che per alcuni anni insegnò in un istituto scolastico locale.

Numero di taxa (specie e sottospecie) per quadrante rilevati nel periodo 1992-2010

Rispetto alla carta precededente appare evidente che il numero complessivo delle segnalazioni è più che quintuplicato e riflette una maggiore uniformità dell’indagine, più aderente alle effettive potenzialità localmente espresse dalla flora. La metodologia utilizzata, consistente nel visitare con coerente assiduità ciascun quadrante, riduce fortemente la disomogeneità legata ai luoghi di residenza dei floristi. La pianura, dove gli ambienti naturali sono estremamente rari e circoscritti, si rivela la parte più povera, con valori mediamente superiori a 500, più elevati procedendo verso N e con un innalzamento sostanziale in corrispondenza delle aste fluviali, soprattutto nei magredi del Serio; l’ingresso nella regione montuosa corrisponde a un incremento della ricchezza floristica per quadrante, che sui rilievi retrostanti Bergamo supera i 1000 taxa e comunque si assesta su valori superiori a 800. L’elevarsi delle quote, l’irrigidimento del clima ed il cambiamento dei litosuoli dominanti influiscono negativamente sulla ricchezza floristica che, con poche eccezioni, subisce una netta flessione approssimandosi al crinale orobico. Sono attualmente presenti sul territorio indagato 3.025 taxa (il 77% comune alle due provincie di BG e BS), dei quali 194 rinvenuti per la prima volta nel corso sella ricerca; sono però 385 le specie segnalate storicamente che non hanno trovato conferma.

Distribuzione delle specie stenoendemiche

Gli stenoendemiti sono specie con una distribuzione estremamente circoscritta, quelle che maggiormente connotano un territorio dal punto di vista fitogeografico. Come ben evidenzia la carta, si concentrano principalmente sui rilievi carbonatici, soprattutto in corrispondenza degli affioramenti prealpini del Calcare di Esino, mentre eludono la porzione settentrionale silicea; oltre alla spiccata preferenza per un particolare substrato litologico, la loro presenza è strettamente legata ai trascorsi storici del territorio, in particolare al minor impatto delle glaciazioni pleistoceniche sulle Prealpi Bergamasche.

Numero di taxa (specie e sottospecie) esotiche per rinvenute nei quadranti

La componente di specie esotiche rispetto alla flora spontanea del territorio è in costante aumento, in particolare nelle aree planiziali e collinari dove più facilmente si manifesta l’invasività dell’azione umana, e può essere assunta quale valore di contaminazione ambientale. Attualmente le specie esotiche rappresentano il 23.3 % del totale, si cui circa il 6% archeofite (introdotte in epoca antica e ormai considerate alla stregua di elementi naturalizzati) e il 17.3 % neofite (giunte sul territorio dopo il 1492).

Esempio di cartina di distribuzione di una specie

Sulla cartina sono indicati i quadranti in cui è stata segnalata Linaria tonzigii.