Escursioni programmate

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18/04/2021
CAVLERA – BIVACCO PLANA
Ritrovo 1: Bergamo, h 8.00 al secondo distributore di via Cesare Correnti
Ritrovo 2: in località Cavlera, h 8.45 al parcheggio presso il “Rifugio Alpini”
Quota minima: 1.155 m
Quota massima: 1.300 m
Dislivello complessivo: circa 450 m
Lunghezza: circa 11.5 km
Durata: 6-7 h
Difficoltà: escursionismo facile



Contatti: Luca Mangili, 035593518 - 3319465896





L’escusione si svolge lungo il crinale dolomitico che dalla cima dell’Alben (2.020 m) si protende verso i monti Secretondo (1.557 m) e Cima Tisa (1.320 m), separando la Val Vertova dalla Valle del Riso, in ambiente per lo più boschivo.

Raggiunta in auto l’ampio terrazzo pascolivo di Cavlera, con magnifca vista sulla bassa e media Valle Seriana, si parcheggia subito dopo il Rifugio Alpini.

Si torna per un brevissimo tratto sulla strada appena percorsa e subito si imbocca a destra il tracciato CAI 530, su di una stradina sterrata che s’innalza per poche decine di metri e contorna il versante occidentale della Cima Tisa, per poi abbassarsi rapidamente attraverso una bella faggeta fino ad un valico (1.140 m) poco prima della località Dasla; al bivio si tiene ancora a destra e si scende rapidamente alla cascina Squassoli (1.071 m), sul versante della Val del Riso, oltre la quale si incontra subito il sentiero CAI 526 A, ben tracciato e facilmente percorribile, che raggiunge il bivacco Plana con circa 2.8 km in falsopiano o leggera salita, aggirando di volta in volta alcune vallecole e cimette scoscese.

Il bivacco (1.250 m), ottenuto dalla ristrutturazione di una piccola cascina, si trova sul versante NE del Monte Secretondo, in una bella radura con vista sulla Valle del Riso e buona parte delle cime dell’alta Valle Seriana.

Per il ritorno si percorre a ritroso il medesimo tracciato dell’andata.

Il principale interesse floristico dell’escursione consiste nella presenza di ricche stazioni della rara Primula albenensis, magnifico endemita esclusivamente orobico rinvenibile solo in poche località, spesso difficilmente accessibili; da segnalare anche l’occasionale incontro di alcuni esemplari di Saxifraga petraea lungo il primo tratto del percorso. Copiose tutte le fioriture primaverili dei boschi e delle roccette dolomitiche.

La località Cavlera si raggiunge da Vertova, con una strada un po’ lunga (circa 7 km) e tortuosa, ma percorribile senza difficoltà; provenendo da Bergamo conviene entrare in paese da via IV Novembre (quella che costeggia il torrente) e seguirla fino a Largo Vittorio Veneto, dove si svolta a destra su via Don A. Brini; dopo alcuni tornanti, oltre la chiesa, si prende subito a sinistra Via Cereti (indicazioni: Monte Cavlera) che in seguito diviene Via degli Alpini, sulla quale si rimane fino al parcheggio.

itinerario lungo il sentiero 526 A Bivacco Plana Primula albenensis Saxifraga vandellii
16/05/2021
AVOLASIO – ZUCCO DI MAESIMO
Ritrovo 1: Bergamo, h 7.00, al parcheggio presso la sede FAB
Ritrovo 2: Avolasio, h 8.10
Quota minima: 1.047 m
Quota massima: 1.664 m
Dislivello complessivo: 650 m circa
Lunghezza: circa 12 km
Durata: 7/8 h
Difficoltà: escursionismo facile



Contatti: Luca Mangili, 035593518 - 3319465986





L’itinerario proposto si svolge quasi interamente lungo il sentiero CAI 151 che ricalca l’antica mulattiera da Avolasio ai Piani di Artavaggio, oggi trasformata in una strada sterrata. Sempre appagante la vista, che spazia sull’intera Val Taleggio, dal Resegone al Sodadura al Sornadello, mentre si attraversano prati e pascoli in massima parte ancora utilizzati e ben curati, cosparsi di cascine e inframmezzati da alcuni tratti boscosi.

Da Vedeseta si raggiunge la minuscola frazione di Avolasio (1.047 m) e si parcheggia nei pressi della chiesa, a destra della quale si procede lungo la strada asfaltata (segnavia CAI 151, Piani di Artavaggio) che presto diviene uno sterrato. Un breve tratto ripido nel bosco rado conduce all’ampio dosso pianeggiante di Prato Giugno (1.268 m) in bellissima posizione panoramica e con un interessante nucleo di rustici, purtroppo parzialmente in rovina.

Dopo una salita non faticosa, superate alcune belle cascine, si procede in falsopiano fino al Prato del Tona (1.390 m), quindi in leggera discesa si raggiunge il valico di Sella (1.370 m), dove sorge un grande roccolo.

Da qui si riprende a salire moderatamente fino a raggiungere il crinale con la Valsassina (1.580 m circa) dove si abbandona il tracciato CAI per portarsi rapidamente alla grande Casera di Maesimo, al centro di un pascolo arioso.

Chi fosse stanco o già sufficientemente appagato dal percorso effettuato può attendere qua, mentre i più volenterosi potranno raggiungere lo Zucco di Maesimo (1.664 m), con una salita di circa mezz’ora; dalla cima, che emerge un po’ a fatica dal bosco, si gode un’ampia vista sulla Valsassina e la Val Taleggio.

Il ritorno si svolge sul medesimo percorso dell’andata, ma prevede una breve deviazione in località Prato del Tona, per raggiungere una cimetta molto panoramica (1.450 m circa) sormontata da un crocefisso.

Lungo l’itinerario non sono presenti specie rare o di particolare interesse, ma le copiose le fioriture dei prati e dei pascoli formano un vivacissimo caleidoscopio di colori; sulle roccette e nelle conche sommitali dello Zucco di Maesimo crescono alcune specie più interessanti, ma con fioriture concentrate in altri periodi.

itinerario Prato del Tona lo Zucco di Maesimo dai Pressi di Sella cimetta q. 1.450
06/06/2021
MEZZENO – MONTE VETRO – MONTE VINDIOLO
Ritrovo 1: Bergamo, h 7.00 al parcheggio presso la sede FAB
Ritrovo 2: Mezzeno, h 8.15
Quota minima: 1.600 m
Quota massima: 2.054 m
Dislivello complessivo: circa 600 m
Lunghezza: circa 11.5 km
Durata: 7/8 ore
Difficoltà: escursionismo facile


Note: - tra Roncobello e Capovalle, all'apposita colonnina, munirsi di ticket per il parcheggio (costo: 2 €)


Contatti: Luca Mangili, 035593518 - 3319465986





Meta di questa escursione è il bel crinale che corre dalla Cima di Menna alla Corna Piana, solitamente poco frequentato e ricco di fiori.

Da Roncobello si sale a Capovalle (lungo la strada munirsi di ticket per il parcheggio all’apposita colonnina) e si continua fino al termine della strada asfalta dove si parcheggia (1.600 m). Si imbocca il sentiero CAI 219 per il Passo Branchino, che subito attraversa il torrente, supera le Baite di Mezzeno e prosegue costantemente in salita sul versante occidentale del Corno Branchino, attraverso tratti di bosco misto e arbusteti di pino mugo e maggiociondolo, superando alcune vallecole; oltrepassata una piccola baita il sentiero piega decisamente a sinistra e, con alcuni saliscendi e un ultimo strappo, si porta al Passo Branchino (1.828 m), con bella vista sul lago sottostante. Dopo una sosta si prende a destra il sentiero CAI 231; si attraversano alcuni avvallamenti per poi portarsi sul panoramico crinale della Val Vedra (1.850 m circa, a breve distanza dal passo omonimo, da cui transita il Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni) che si presenta come una grande conca interamente pascoliva; quasi subito, nei pressi di una pozza, si abbandona il sentiero e si inizia a risalire senza difficoltà il largo crinale, talvolta un po’ ripido, erboso sul versante meridionale, a tratti roccioso e precipite su quello settentrionale; superato il Monte Vetro (2.054 m) si prosegue fino al Monte Vindiolo (2.053 m), appena discosto dalla crinale, da cui si gode un panorama di primordine su gran parte delle Orobie Brembane; proseguendo in cresta ci si abbassa all’ampio Passo del Vindiolo (1.967 m), da cui una traccia abbastanza evidente contorna in quota la cima e riporta alla pozza in prossimità del crinale, oltre la quale si ripercorre il tracciato seguito all’andata.

L’intera escursione è floristicamente interessante, ma il tratto più ricco è quello del crinale, dove, fra le molte specie, è possibile osservare anche Allium victorialis, Anemonastrum narcissiflorum, Antennaria dioica, Arnica montana, Athamanta cretensis, Carex austroalpina, C. firma, Coeloglossum viride, Daphne mezereum, D. striata, Dryas octopetala, Fritillaria tubiformis, Gentiana clusii, G. lutea, Geum montanum, Gymnadenia conopsea. G. odoratissima, Hedysarum hedysaroides, Helianthemum nummularium subsp. grandiflorum, H. alpestre, Horminum pyrenaicum, Hypochoeris uniflora, Juniperus nana, Leontopodium alpinum, Linum alpinum, Nigritella rhellicani, Phyteuma orbiculare, Pinus mugo, Plantago serpentina, Platanthera bifolia, Polygonum viviparum, Potentilla aurea, Pseudorchis albida, Pulsatilla alpina subsp. austroalpina, Ranunculus thora, Salix reticulata, Salix serpyllifolia, Vaccinium gaultherioides, Valeriana saxatilis, Viola dubyana.

Sulle pendici del Corno Branchino, con un po’ di fortuna, nascoste nell’arbusteto si possono osservare alcuni esemplari della rara Pedicularis foliosa, presente con popolazioni più numerose oltre il passo.

itinerario il Lago Branchino dal passo omonimo il crinale tra i monti Vindiolo e Vetro Monte Vetro Monte Vindiolo, verso il passo omonimo e il Pizzo Monte Vindiolo, verso Corna Piana e Arera Passo del Vindiolo, Anemonastrum narcissiflorum Pedicularis foliosa
27/06/2021
RESEGONE
Ritrovo 1: Bergamo, h 7.00, al parcheggio presso al sede FAB
Ritrovo 2: Fuipiano Imagna, h 8, in piazza
Quota minima: 1.130 m
Quota massima: 1.875 m
Dislivello complessivo: circa 800 m
Lunghezza: circa 9.5 km
Durata: 7/8 h
Difficoltà: facile, ma a tratti un po' faticosa, la salita al Resegone; è richiesta un po' di attenzione per la breve traversata al Pizzo Daina



Contatti: Luca Mangili, 035593518 - 3319465986





In posizione periferica e nettamente più elevato delle montagne circostanti, il Resegone è uno splendido punto di osservazione su gran parte dell’arco alpino, i laghi brianzoli e l’intera pianura fino all’Appennino; inoltre, per la sua collocazione al margine prealpino meridionale e la costituzione dolomitica, vanta una flora ricchissima, comprendente un gran numero di specie endemiche o rare, molte delle quali particolarmente attraenti per la loro bellezza.

Dal paese di Fuipiano Imagna si prende la strada per Brumano; dopo circa 3 km si parcheggia negli slarghi lungo la strada, in località “la sbarra” (1.130 m), dove inizia una strada sterrata agro-silvo-pastorale, cui inizialmente si sovrappone il sentiero CAI 578.

La si segue per circa 1.2 km, fino alle indicazioni per il rifugio Grande Faggio – Passo del Palio, dove il tracciato CAI piega a destra, diviene un sentiero fra i prati e rapidamente conduce al rifugio (1.255 m), lo oltrepassa, attraversa una valletta e quindi uno sterrato per poi salire tra pascoli, arbusteti e lembi di bosco fino alla Bocca di Palio (1.390 m), piccolo valico sul crinale tra le valli Imagna e Taleggio.

Si sale ora verso sinistra, sul sentiero CAI 571, che alterna tratti ripidi e un po’ faticosi ad altri più riposanti, dapprima nella faggeta ombrosa, poi fra gli arbusteti e infine nella prateria rocciosa; con un po’ di sforzo si giunge al rifugio Azzoni, annidato proprio sotto la cima principale, quindi, in pochi minuti, si è alla grande croce di vetta (1.875 m, denominata Monte Serrada o Punta Cermenati).

La cima, eccessivamente frequentata, è floristicamente impoverita; per osservare un maggior numero di specie bisogna portarsi in ambiente più integro, pertanto conviene ridiscendere al rifugio Azzoni e percorrere un tratto del sentiero delle creste (ancora segnavia CAI 571, ma nella direzione opposta a quella percorsa in precedenza), molto suggestivo e panoramico, che richiede un minimo di attenzione; aggirata la Torre di Valnegra (1.852 m) ci si abbassa ad una selletta e per poi risalire al Pizzo Daina (1.864 m), ricchissimo di fiori, dove si sosta per il pranzo.

Il ritorno avviene sul medesimo percorso dell’andata.

Tra le specie più interessanti presenti lungo il percorso si segnalano: Achillea clavennae, Allium insubricum, Aquilegia confusa, Arabis bellidifolia, Arctostaphylos alpinus, Atamantha cretensis, Barbarea bracteosa, Bupleurim petraeum, Campanula cochleariifolia, C. raineri, Centaurea rhaetica, Clematis alpina, Coeloglossum viride, Cytisus emeriflorus, Daphne striata, Dryas octopetala, Erigeron alpinus, Gentianan clusii, G. utriculosa, Globularia cordifolia, G. nudicaulis, Grafia golaka, Gymnadenia conopsea, G, odoratissima, Helianthemum alpestre, H. nummularium subsp. grandiflorum, Horminum pyrenaicum, Inula hirta, Laserpitium nitidum, Leontopodium alpinum, Linum alpinum, Pedicularis gyroflexa, Physoplexis comosa, Potentilla caulescens, Primula auricula, P. glaucescens, Pulsatilla alpina subsp. austroalpina, Ranunculus alpestris, R. thora, Rhaponticum scariosum, Rhododendron hirsutum, Rumex scutatus, Saxifraga aizoides, S.caesia, S. mutata, S. vandellii, Selaginella selaginoides, Telekia speciosissima, Valeriana saxatilis, Viola biflora, Viola dubyana.

itinerario il Resegone dai pressi della Bocca di Palio Rhaponticum scariosum passaggio tra la Torre di Valnegra e il Pizzo Daina il Resegone dal Pizzo Daina Pizzo Daina, Leontopodium alpinum Physoplexis comosa Allium insubricum Viola dubyana
24/10/2021
VALPIANA – CROCE DEL CORNO
Ritrovo 1: Bergamo, h 8.00, al secondo distributore di via Cesare Correnti
Ritrovo 2: Gandino, h 8.30, al parcheggio del cimitero
Quota minima: 1.020 m
Quota massima: 1.325 m
Dislivello complessivo: circa 400 m
Lunghezza: circa 8 km
Durata: circa 6/7 h
Difficoltà: escursionismo facile


Note: ATTENZIONE: per il parcheggio occorre esporre bene in vista il tagliando gratta e sosta, acquistabile presso quasi tutti gli esercizi commerciali di Gandino al costo di 2 €.


Contatti: Luca Mangili, 035593518 - 3319465986





Ben visibile dal fondovalle di Gandino, la Croce del Corno è un punto eminente dell’accidentato crinale che diivide la Val d’Agro dalla Valpiana; la si raggiunge con percorsi discretamente impegnativi e in parte attrezzati, ma quello proposto non presenta alcuna difficoltà ed è alquanto appagante per la bellezza dei luoghi e la panoramicità.

Da Gandino si deve risalire in auto la Valpiana, percorrendo una strada un po’ stretta e tortuosa, a tratti ripida, ma interamente asfaltata; si parcheggia in uno degli slarghi (1.020 m circa) in corrispondenza dei cartelli che consentono la prosecuzione ai soli mezzi autorizzati. ATTENZIONE: occorre esporre bene in vista il tagliando gratta e sosta, acquistabile presso quasi tutti gli esercizi commerciali di Gandino al costo di 2 €.

Ci si incammina lungo la strada asfaltata per circa 1 km, prendendo quota con alcuni tornanti; raggiunto il crinale della Valpiana (1.236 m) si prende la strada agro-silvo-pastorale a sinistra, che tra boschi e belle radure arriva fino al grande piano pascolivo di Campo d’Avene (1.266 m).

Poco prima della cascina, sulla sinistra si stacca un sentiero (segnavia CAI 548a) che entra quasi subito nel bosco puntando verso il Pizzo Secco; in breve si raggiunge il crinale (1.325 m), per poi scendere sul versante opposto fino alla solitaria Foppa di Cornaclì (1.213 m), suggestiva radura con una piccola cascina presso la quale il sentiero piega a destra e procede in falsopiano per un lungo tratto, per lo più nella boscaglia termofila che riveste i versanti sudorientali del Pizzo Secco e del Monte Corno

Superato l’incrocio (1.242 m) con il sentiero CAI 544a che sale direttamente dalla Valpiana, con pochi tornanti un po’ ripidi si raggiunge la panoramica Croce del Corno (1.274 m), a circa 600 m dalla cima principale (1.374 m), ben visibile e – per i più ardimentosi – raggiungibile seguendo una traccia piuttosto evidente.

Dopo la sosta per il pranzo si ritorna alla Foppa di Cornaclì, la si attraversa e si imbocca un sentiero che scende nel bosco fino alla cascina Bagotto, per poi seguire una stradina che arriva al fondovalle dei pressi del parcheggio.

L’itinerario è floristicamente abbastanza ricco, ma data la stagione inoltrata le fioriture osservabili saranno scarse; confidiamo nei vivaci colori autunnali dei boschi!

itinerario pozza verso Campo d'Avene Campo d'Avene Foppa di Cornaclì verso la Croce del Corno Croce del Corno Monte Corno presso la cascina Bagotto